La seconda parte, invece, dal titolo Il vangelo secondo Pilato, ci viene raccontata sotto forma di lettere che Pilato scrive “al suo caro Tito”, il fratello che da Roma segue le sue vicende. In questo ideale passaggio di testimone dalla vittima al suo accusatore, il romanzo sviluppa con le caratteristiche di un vero e proprio poliziesco: indagini, interrogatori, prove, testimonianze di un’inchiesta che vede Pilato impegnato a ritrovare il corpo di Jeshua e a ricostruire gli eventi così come egli stesso li ha vissuti - oltre a tutta la storia, le ore immediatamente precedenti l’arresto e la condanna a morte di quello che chiama “mago di Nazareth”.
La sparizione del corpo non solo mette in dubbio qualsiasi spiegazione razionale, ma potrebbe provocare complicazioni politiche.
E’ lo stesso autore ad affermare che Pilato conduce la sua inchiesta come un detective privato americano. Mentre, però, il romanzo giallo termina on una risposta chiusa, definitiva, Il Vangelo secondo Pilato finisce non con la soluzione del mistero, ma con il suo infittirsi.
Parallelamente, Pilato è costretto a sondare la propria anima in cerca della verità:
“Eppure, ho la sensazione che in questa vicenda qualcosa mi sia sfuggita di mano. Non ho fatto giustizia, la giustizia di Roma, intendo: ho attuato la lor, la giustizia dei miei oppositori, quella dei sadducei, approvata dai farisei. Ho liberato questi giudei dalla presenza di un giudeo che li contraddiceva. Era questo il mio compito?”.
Come altri, si è trovato ad essere l’ingranaggio di un destino più grande lui e saprà dare una risposta a questa domanda solo grazie ad un’onesta sete di conoscenza ed al sentimento che lo lega alla moglie, Claudia Procula che deve la vita a Gesù e che diventa vera e propria coscienza del marito:
“Pur con tutto l’amore che ho per Claudia, ero arrivato al limite che raggiunge la pazienza umana quando un’intelligenza virile si trova di fronte a un’intelligenza femminile. Claudia fa parte di quella categoria di persone per le quali tutto è un segno: la caduta di una foglia, il volo di un uccello, l’uso di una parola, la coincidenza di pensieri, la direzione del vento, la forma di una grande nuvola, gli occhi dei gatti o il silenzio dei bambini. Le donne, al pari degli indovini, tendono ad applicare ovunque la forza del pensiero e a leggere l’universo degli oggetti e delle cose come fosse tracciato su una pergamena. Le donne non guardano, decifrano Ogni cosa deve avere sempre un significato.
Se il messaggio non è palese, è nascosto. Per loro non esiste mai un’imperfezione, mai qualcosa priva di significato. Il mondo è assolutamente complesso. Avrei voglia di replicare che la morte non è altro che morte, che non è possibile esprimere alcun significato con la propria morte, la si subisce e basta, e che non sarebbe mai riuscita a dare altro senso alla morte del mago se non la fine della sua vita. Ma alla fine decisi di non parlare. Forse Claudia si era inventata un mondo dove tutto, anche il peggio, le comunicava qualcosa evitandole una sofferenza troppo grande”.
E’ proprio Claudia, invece, che riuscirà a trascinare Pilato in questo mondo dove la realtà di oppone alla logica, dove la lucidità non serve a rendere più credibile il mistero e che farà di lui una persona nuova.
Da non perdere, la terza ed ultima parte del libro, Diario di un romanzo rubato, dove l’autore racconta non solo la brutta avventura di due computer e di una valigia rubati contenenti anni e anni di lavoro, ma soprattutto le motivazioni di alcune scelte apparentemente azzardate, il ruolo dei protagonisti e la loro “costruzione”, l’urgenza di nutrire la memoria del cristianesimo con la nostra memoria, la sua vita con le nostre vite.
Il Vangelo secondo Pilato
Eric-Emmanuel Schmitt
Edizioni San Paolo
Torna all’inzio della recensione

Lidia








