Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1972, quest’anno la giornata per l’ambiente è dedicata alla biodiversità.
In un mondo, però, dove la mancanza d’acqua è la prima causa di morte, mi preme segnalare la campagna proposta dall’associazione diretta da Danielle Mitterand, “PORTATORI D’ACQUA” e un libro, E poi la sete, di Alessandra Montrucchio.
Il tema, più specifico rispetto ai molti problemi da affrontare, è, evidentemente, il consumo irresponsabile di acqua, dovuto, per l’8-10 % all’uso domestico (igiene personale, preparazione di cibi e bevande). Se si aggiunge l’inquinamento - il catastrofico disastro provocato dalla BP è giornalmente sotto gli occhi di tutti - e il consumo per le altre attività umane industriali e agricole, il quadro generale appare più che negativo: a questo ritmo, nel 2035 la metà delle riserve mondiali d’acqua sarà ormai scomparsa.
In Italia, poi, da qualche anno a questa parte, si è manifestata la tendenza, da parte di molti comuni, a privatizzare l’acqua potabile. Le motivazioni sono di carattere gestionale- economico, ma laddove si deciso di passare la gestione degli acquedotti a soggetti privati, non sempre i risultati sono stati in linea con le aspettative, anzi…
Prendere coscienza di questo pericolo, però, non può bastare: occorrono, da una parte, buone pratiche quotidiane, che permettano un uso più consapevole dell’acqua di cui disponiamo, e dall’altra, un impegno politico perchè le disuguaglianze vengano sempre più diminuite.
Che cosa ci aspetta, altrimenti?
Uno dei possibili scenari di un futuro senz’acqua, ci viene proposto da Alessandra Montrucchio e il suo ultimo romanzo, E poi la sete.
In un futuro neppure troppo lontano o improbabile, l’intero pianeta subisce le gravi conseguenze della “Caduta”, una catastrofe climatica e mbientale che ha reso la maggior parte dell’acqua imbevibile, perchè radioattiva. Le riserve di acqua potabile sono invece nelle mani di due grandi aziende che la vendono a prezzi che solo i ricchi possono permettersi.
L’equilibrio viene mantenuto grazie a rigidi controlli e separazioni, ma quando viene distribuita acqua radioattiva, scoppia una sommossa popolare che coinvolge Sarah, medico e figlia del presidente, e Gael, un ragazzino figlio di un giornalista che potrebbe rivelare le trame che hanno generato questa situazione esplosiva.
Nell’aeco di alcuni giorni si consuma la loro fuga verso una fonte potabile, verso la salvezza e la sopravvivenza.
Il romanzo della Montrucchio ci racconta una storia di finzione, ma con grande realismo ed efficacia, ci invita a riflettere sulle possibili conseguenze dei nostri più comuni gesti quotidiani, come aprire un rubinetto per lavarci i denti, e lasciarlo aperto per qualche minuto. Tutti stiamo contribuendo allo spreco di acqua, solo agendo insieme potremo porvi un rimedio.

Lidia








