Questo sito contribuisce alla audience di

Personaggi di vecchio stampo

A cura di Stefania D'Agata D'Ottavi, la raccolta di brevi racconti ambientati in una regione semi-immaginaria, mitica e reale al tempo stessso. Con testo originale a fronte

Fra gli inaspettati incontri letterari di questa estate che sta volgendo al termine, mi piace ricordare i “personaggi di vecchio stampo” di Thomas Hardy che danno il titolo ad una serie di racconti del celebre scrittore inglese di cui ho apprezzato – ahimè, molti anni or sono –, Giuda l’oscuro.

Un piccolo capolavoro, una lettura più leggera rispetto alle altre opere dello stesso autore, che si inserisce in una raccolta più ampia dal titolo Piccole ironie della vita ed è composta da una serie di storie narrate a turno dai viaggiatori presenti su una carrozza ad un emigrante, John Lackland (non a caso, “Giovanni senza terra”), partito molti anni prima da quelle stesse terre.

I racconti diventano ritratti sia del narratore sia dei protagonisti e rappresentano l’immagine di una tipica comunità rurale dell’Inghilterra sud occidentale della fine del XIX secolo, contrapposta alla vita in città ed ai suoi abitanti, che della campagna hanno spesso una visione idilliaca e mitizzata.
Il Wessex – in realtà un luogo immaginario che corrisponde al più reale Dorset – ben si presta a rappresentare un ambiente dove superstizioni e convinzioni di natura magica non solo sopravvivono, ma sono a volte causa di situazioni drammatiche.Stabilità e chiusura, rispetto all’esterno, fanno sì che nel mondo rurale memoria collettiva e memoria individuale coincidano maggiormente: “La gente del contado è fuori dalla Storia, ma è riserva inesauribile di storie”, come precisa nell’introduzione Stefania D’Agata D’Ottavi, curatrice del volume che ha il pregio di avere il testo originale a fronte.
E la trasmissione orale di eventi ai quali il narratore non sempre è stato testimone si ripete nell’angusto spazio della diligenza e nel breve tragitto del viaggio che gli occupanti si apprestano a compiere: uno dopo l’altro essi succedono come voce narrante, e la distanza temporale delle storie si fa sempre più significativa, fino a giungere alla quasi completa mancanza di riferimenti diretti.

Dal punto di vista tematico, gli eventi sono quelli che interessano una qualsiasi comunità rurale, matrimoni, funerali, eredità, rapporti con i signorotti locali…, ma l’originalità di questa piccola saga composta dai nove racconti è rappresentata in buona parte dal contrasto fra l’apparente calma e serenità di gesti ripetuti quotidianamente e il carattere di eccezionalità – spesso di drammaticità – che gli eventi assumono durante la narrazione.
Un contrasto sottolineato anche dalla distanza temporale che si viene a creare: man mano che la diligenza – e con essa la narrazione – avanza, il tempo arretra, come se il viaggio, tradizionale simbolo di avventura ed elemento base della narrazione, diventi qui un percorso all’indietro sperimentato uno dopo l’altro dai narratori, le cui storie nascono una dall’altra, come in un risveglio inaspettato della memoria.
Ecco allora l’imbroglione che non sa decidere quale donna sposare; i cugini che si scambiano le future spose; i promessi sposi rinchiusi nella torre della chiesa in attesa della celebrazione del matrimonio da un parroco e un sagrestano a dir poco distratti, così come distratti erano certamente i musicisti infreddoliti la notte di Natale tanto da ubriacarsi e da addormentarsi durante la predica; e poi la premonizione di una morte avvenuta in occasione della Notte di Mezz’estate; le rivalità amorose fra due donne; imbroglioni smascherati, loro malgrado, da compari della peggior specie…

“Aspetto non secondario ed estremamente sottile dell’ironia di queste storie è il paradosso spesso contenuto nei nomi dei personaggi dei singoli racconti come dei loro narratori. Il nome proprio è il massimo punto di avvicinamento tra nome e “cosa”. Nella narrativa di Hardy i nomi sono sempre importanti e densi di significato, ma in queste storie designano fin dall’inizio del racconto le caratteristiche dei personaggi e fanno tutt’uno con le vicende narrate“.
Lascio ai lettori il piacere di scoprire queste corrispondenze nome/carattere e concludo con un accenno alle scelte espressive, connotate da una grande varietà, dal contrasto fra linguaggio umile e linguaggio colto, dall’uso del dialetto, inteso come linguaggio popolare, frutto della continua sperimentazione dell’autore in questo campo.

Come ogni viaggio, anche quello di questo gruppo di personaggi è destinato a concludersi: la diligenza si svuota pian piano, per l’emigrante trentacinque anni di lontananza non possono essere facilmente colmati e in questo allontanarsi dal presente non resta che una serie nomi incisi sulle lapidi del cimitero.

Thomas Hardy
Personaggi di vecchio stampo
Marsilio
Pagine 216, euro 12,00

Ultimi interventi

Vedi tutti