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Il mio matrimonio combinato

Seconda parte

In primo piano ci sono le complesse dinamiche familiari e, in particolare, il difficile rapporto padre-figlia, complice una certa reticenza del Dottor Yusef Fahroodhi a parlare di sé, del suo passato, della famiglia che si è lasciato alle spalle:

“Qui segue una versione abbreviata di quello che so di mio padre: è dottore, uno bravo, credo. E’ nato in Iran ed è venuto negli Stati Uniti che aveva appena vent’anni. Non ha mai cambiato i pannolini né a me, né a mio fratello. Non giocava mai con noi quando eravamo bambini. Per la maggior parte del tempo ci osservava a distanza di sicurezza come se fossimo un esperimento da laboratorio potenzialmente infiammabile. E’ stato senz’altro generoso; ci ha iscritti a scuola, pagando ogni cosa. Mio padre è stato presente tutti gli anni della mia vita, ma se al suo funerale, un giorno, dovessi raccontare al mondo dei suoi desideri e delle sue speranze e che tipo di persona era, quali erano le cose che amava di più, rimarrei in silenzio.”

Jasmine è venuta a conoscenza delle poche cose che sa di lui – sette per la precisione – origliando mentre si confidava con la moglie, o nei rari momenti di debolezza, quando, prima di chiudersi a riccio, raccontava la verità sul suo passato.
Un po’ poco, forse, per amare una persona, ma abbastanza per volerla conoscere e capire, per superare frustrazioni e incomprensioni. In poche parole, per tentare di ricostruire un rapporto.
I due protagonisti principali, delineati più nei loro tratti psicologici che fisici e in maniera indiretta, attraverso le loro azioni, i loro discorsi e i loro comportamenti, diventano capaci di incarnare non solo il conflitto generazionale, ma anche quello, più esteso, fra due culture diverse che cercano, con difficoltà, di convivere:

“Al college vedevo le ragazze iraniane avvolte in chador neri che parlavano persiano. Avrei voluto andare da loro, essere in qualche modo riconosciuta, ma mi sentivo in errore a desiderare una cosa del genere. Ero troppo bianca, troppo americana, troppo mia madre. A dispetto del mio sangue, dei capelli di mio padre , del naso, e del mio nome, a dispetto di tutte queste cose, non ero una di loro – non parlavo la loro lingua né avevo il sentimento di una storia comune, familiare o di altro tipo – e non l’avrei mai avuto”.

Tutt’attorno, si muove una serie di personaggi secondari che, grazie all’abilità della Eslami, diventano più di semplici comparse.
Qualche esempio fra i più ironici e divertenti.

Mia madre fece un passo indietro e si lisciò i capelli castano chiari riordinandoli con il palmo della mano. Indossava scarpe beige con i tacchi alti un tailleur-pantalone abbinato, sembrava una gigantesca saponetta. Anche se erano arrivati all’aeroporto di O’Hare ore prima, i suoi pantaloni non avevano una piega. Mia madre si vantava di avere un abito per ogni occasione. Il tailleur aveva un taglio perfetto, e i lunghi capelli erano raccolti in un elegante chignon. A parte le poche rughe attorno agli occhi, aveva lo stesso aspetto giovane che ricordavo quando ero una liceale, anche se sembrava essere molto più truccata.”

Don ha cinquantacinque anni, i capelli grigi e gli occhi azzurri. Ha un qualcosa che la gente definisce ‘classico’. Con le maniche che lasciano scoperto l’accenno di un’ancora tatuata sull’avambraccio, è un incrocio fra Richard Chamberlain e Robert Wagner. In realtà è più tipo George Peppard. Don ha un passato, c’è profondità e mistero dietro quegli occhi blu. Le donne ne sono attratte. Lo so perché ne sono attratta anch’io.”

“Martedì c’era Alan che mi ha trovato su Parsimatrimony. E’ stato il primo. Pachistano con nome americano e madre al seguito proveniente da Charlotte. A portato una baklava greca. La baklava della madre era la migliore che abbia mai assaggiato in tutta la mia vita e gliel’ho detto. […] Ho pensato di sposare Alan soltanto per la sfoglia cremosa dalla baklava di sua madre. Appena entrato in casa, Alan è inciampato nel tappeto persiano, e, anche se non ha detto niente, capii dall’espressione del volto di mia madre che lo considerava un segno negativo. Siamo una famiglia superstiziosa.”

Pochi tratti sono dunque sufficienti per descrivere un personaggio e l’alternanza di sequenze descrittive, sequenze riflessive, dialoghi, flashback ambientati in Iran, conferisce ritmo alla narrazione.
Tutti elementi, questi, che rendono Il mio matrimonio combinato un romanzo nel quale, dietro l’ironia e la leggerezza di situazioni incredibili e quasi paradossali, il lettore scoprirà l’emozione di sentimenti profondi e universali.

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