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Una tigre in casa

Se amate i gatti, leggetelo. Se non li amate, leggetelo ugualmente: il peggio che potrebbe capitarvi è di cambiare idea

La “tigre in casa”, altro non è infatti che il gatto e, come si legge sulla copertina, “ogni amante dei gatti dovrebbe possedere questo libro”.
Una vera e propria summa dedicata da Carl Van Vechten, romanziere, critico, fotografo di celebrità, viveur newyorkese, agente letterario, mecenate che visse fra gli ambienti letterari di Parigi e New York degli anni Venti, Trenta e Quaranta, a un animale che non ammette mezze misure.
Come ci spiega Stephen Budiansky nella prefazione, Una tigre in casa, pubblicato nel 1920, è “un vero e proprio tour de force di erudizione, un compendio maniacale di riferimenti letterari sui gatti che spaziano da Baudelaire a Darwin, da Mark Twain al ‘British Medical Journal’. La bibliografia conta 650 titoli, tutti posseduti da Van Vechten, tutti riguardanti il mondo felino. Ogni autore che scrive di gatti, da allora, consapevolmente o inconsapevolmente, segue la strada che Van Vechten ha spianato con questo lavoro”.
Ma Una tigre in casa oltre che accurato lavoro accademico, è anche presa in giro di chi si prende troppo sul serio. L’ironia dell’autore si concretizza soprattutto nelle esilaranti note a piè di pagina, mascherate da precisazioni accademiche e, nonostante aperti attacchi alla scienza, se Van Vechten fosse vivo oggi, sarebbe lieto di sapere che proprio la scienza ha confermato molte delle sue considerazioni sulla natura emotiva, istintiva e poetica del gatto: la sua natura selvatica, l’indipendenza, l’intelligenza e la riluttanza a mostrare ciò che sa.

Dopo la prefazione di Stephen Budiansky e l’introduzione dell’autore alla terza edizione, ecco i primi due illuminanti capitoli dal titolo “Per sfatare un pregiudizio popolare” e “Tratteggiarne le caratteristiche”, dove, oltre a dimostrare l’infondatezza di alcune fra le credenze più diffuse, viene definita la natura profonda e i tratti caratteristici di questa specie felina (soprattutto, paragonata al cane):

“Il gatto è l’unico animale che vive con l’uomo seguendo un principio di uguaglianza, per non dire di superiorità. Si addomestica volentieri ma lo fa alle sue condizioni e non rinuncia mai alla sua libertà, indipendentemente dalle limitazioni di spazio. Conserva la sua indipendenza anche a costo della vita. Un gatto comune, abituato a vivere presso il focolare domestico, che vive armoniosamente con la famiglia, può frequentare i tetti e i cornicioni, diventare una figura di spicco nelle baruffe, condurre una vita amorosa su larga scala ma, lontano da casa, continuerà a comportarsi come se fosse allo stato brado.”

E più in là:

“Questa duplice personalità di luci e ombre è, in larga parte, la spiegazione che il gatto esercita. C’è sempre la possibilità che torni a essere una creatura selvaggia. La vista di una mosca o di uno scarafaggio, di un topo, di un cane o di un altro gatto, può liberare in una frazione di secondo la bestia selvaggia che si nasconde dentro l’animale addomesticato.”

Continua…

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