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Il colore della paura

Non è il nero e neppure il rosso: è il blu...

Per uno strano caso (ma esiste davvero qualcosa di casuale nell’editoria?!) sono usciti per Garzanti, a breve distanza l’uno dall’altro, due romanzi nei quali il vero protagonista è il “blu”, inteso naturalmente come colore della paura.

Si tratta, in stretto ordine cronologico, di Il colore della paura (Indigo, in lingua originale) del francese di origini italiane Gérard Roero di Cortanze e di Il ragazzo con gli occhi blu dell’ingelse Joanne Harris .

Sono, com’è facile immaginare, due autori molto diversi e due romanzi che, per ambientazione, periodo storico, stile e trama non potrebbero essere più diversi.
Eppure, credetemi, fa uno strano effetto osservare come siano legati da un sottile filo - di colore blu, naturalmente -, oltre ad alcune caratteristiche del protagonista: una certa tendenza alla solitudine, il sentirsi estraneo fra gli altri, isolato, una propensione per la vendetta, la difficoltà a distinguere la realtà dall’immaginazione o dai sogni, l’ossessione per il blu…

Il blu, declinato in tutte le sue infinite ed inimmaginabili sfumature, che per qualche ragione particolare ha ispirato entrambi, si ritrova fra le pagine di questi due romanzi, appassionanti anche per come riescono ad entrare nei meandri più oscuri della natura umana e ad arrivare là dove le radici del male hanno trovato terreno fertile.

Da leggere, come ho fatto io, uno dopo l’altro.

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