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Ho paura dei miei sogni

Il commuovente ricordo dei giorni di Wanda Póltawska nel lager di Ravensbrück

Wanda Póltawska è nata a Lublino nel 1921. Durante l’occupazione tedesca venne arrestata e richiusa dalla Gestapo nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove subì crudeli esperimenti medici da parte dei nazisti. Sopravvisuta al lager, potè far ritorno in Polonia, dove divenne medico di successo e amica di Karol Wojtyla, dagli anni della giovinezza e per tutta la durata del pontificato.

Il volume Ho paura dei miei sogni, un libro di memorie, è stato scritto nel 1945, subito dopo il ritorno dal lager di Ravensbrück e, come precisato dalla stessa autrice nella prefazione, “non era destinato alla stampa” perchè nato da motivazioni diverse.
Una volta a casa, infatti, notte dopo notte, i sogni cominciano a tormentare la donna con il loro realismo, tanto da non riuscire più a distinguere il sogno o la prosecuzione del Lager. E, nonostante il tentativo di rimandare il sonno più tardi possibile, i sogni si ripresentano sempre, puntuali e terribili. Stremata dalla stanchezza e dalla tensione, la Póltawska trova una soluzione nel consiglio di un’anziana insegnante: vista l’incapacità di confidarsi con qualcuno, perché non provare a mettere tutto per iscritto?
Nel corso di alcune serene notti di luglio del 1945, il libro viene terminato e per la prima volta il sonno arriva senza sogni.
A vent’anni di distanza, e la possibilità di riconsiderare tutto ciò che è accaduto con calma, lo scritto viene dato alle stampe, non prima di aver però cancellato alcune parti, ancora individuabili nel testo come “buchi chiaramente evidenti”.
Persino l’autrice crede di non riuscire a trovare le parole adeguate per descrivere ciò che ha vissuto in prima persona, e che rimane difficilmente comprensibile da chi invece non ha conosciuto il campo di concentramento o lo ha conosciuto in modo diverso.
Grazie ad una scrittura lucida, semplice e diretta, che non si abbandona mai a un facile vittimismo, la Póltawska ci accompagna nel suo viaggio della memoria fra gli orrori commessi su persone ignare e indifese.
Le dolorose, quanto inutili, operazioni alle gambe sono testimoniate non solo dal tragico racconto dell’autrice, ma anche da fotografie di arti con profonde e lunghe cicatrici o irrimediabilmente deformati, che, anche a distanza di anni, tornano ancora a far male. Proprio come il ricordo.

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