Le lacrime dell'assassino

“I viaggiatori che arrivavano fin laggiù si stupivano di trovare una casa. Percorrevano il sentiero e bussavano alla porta per chiedere ospitalità per una notte. Di solito si trattava di qualche scienziato, un geologo con con la sua valigetta piena di sassi, o un astronomo in cerca di una notte nera. Qualche volta era un poeta. Di rado, un mercante di avventura a caccia di occasioni”

Perché qui siamo alla fine del mondo, l’estremo Sud del Cile, “un merletto nelle acque fredde del Pacifico” e per la famiglia Poloverdo - marito, moglie e il figlio Pablo - ogni visita diventava un vero e proprio avvenimento: ogni volta, quando il viaggiatore ripartiva, richiudevano la porta con un sospiro di sollievo, certi di potersi riappropriare della loro solitudine.
Non quella volta però che ad arrivare fu Angel Alegrìa, un delinquente, un truffatore, un assassino, anche lui giunto alla fine del mondo non certo per caso.
Un coltello piantato nella gola dell’uomo e della donna metteva fine a due settimane errabonde: stanco di dormire fuori e di scappare ogni volta un po’ più a sud, aveva deciso che quella casa prima del deserto e del mare sarebbe stato il rifugio ideale per un ricercato.

Ma un bambino no, non lo aveva mai ucciso.

Comincia così Le lacrime dell’assassino, della francese Anne-Laure Bondoux (San Paolo), vincitore, in patria, di numerossimi premi.
Comincia così la convivenza più improbabile fra un bambino e un assassino.
Insieme, trascorrono lunghi mesi dedicandosi ai lavori dell’orto, alle galline ed alle capre, un anno intero senza che nessuno si spingesse fino alla casa dei Poloverdo: “era passato un anno, la pioggia d’estate ricominciava a lavare il tetto di lamiera e i serpenti si nascondevano all’ombra delle rocce. Fu allora che un viaggiatore giunse in visita alla casa”.
Si tratta del ricco Luis Secunda, figlio di un commerciante di origine spagnola, che aveva deciso di tagliare le sue radici per fare il giro del mondo, anche se in realtà, prima di giungere lì, non era nemmeno uscito dal Cile.
Sentirsi chiamato per la prima volta “papà” da Pablo che lo prega di accogliere Luis, induce Angel a non mettere in atto i suoi propositi assassini, ma non placa la crescente gelosia verso lo straniero che riesce a sedurre il bambino raccontandogli, leggendogli delle storie e insegnandogli a scrivere.
Poi, in un giorno senza vento, senza pioggia e senza sole, i tre decidono di dirigersi verso la città, verso Valparaíso e Temuco, verso gli amici di Luis che aspettavano lettere improbabili, verso la polizia e tutto il passato sgradevole di Angel, dal quale sarebbe stato meglio allontanarsi. Solo per Pablo uno qualsiasi dei punti cardinali andava bene, il suo passato lo lasciava là, in mezzo al tutto, in quella terra desolata.
La città, con i contatti umani di cui il bambino ha fortemente bisogno, cambierà ancora una volta il delicato equilibrio fra i tre e costringerà Angel ad una nuova fuga.

Lascio ai lettori il piacere di scoprire l’epilogo di questa storia bella e commuovente, che però non è fine a se stessa, ma cerca di rispondere ad una serie di interrogativi importanti.
Innanzitutto fa riflettere sull’importanza delle primissime esperienze familiari, e in particolare del legame con il padre, nella “costruzione” di una personalità equilibrata; poi sull’influenza positiva esercitata dal legame con una persona dall’animo puro; infine, sulla possibilità di redenzione che, nonostante tutto, viene concessa anche al peggior criminale.
Tutto questo espresso in uno stile semplice ma elegante e con una scrittura densa, precisa che, nei dialoghi come nelle descrizioni non si concede nulla di superfluo - proprio come il paesaggio dove è ambientata questa vicenda, aspro e austero.

Sono convinta che le buone letture siano adatte a tutte le età: proprio come questo libro, pensato per i più giovani ma che anche gli adulti non potranno fare a meno di apprezzare.

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