
L’imbarcazione, costruita nei cantieri di Sestri ponente nel 1901, veniva utilizzato come piroscafo postale lungo la rotta Genova-Buenos Aires. Il suo affondamento risale al 4 aprile del 1917 quando veniva silurato dal sottomarino tedesco U-52 e finiva sul fondale sabbioso del mar Ligure nei pressi di Capo Mele, a circa 90 metri di profondità. La nave, con i suoi 110 metri di lunghezza, era in grado di ospitare oltre un migliaio di passeggeri oltre all’equipaggio.
Il piroscafo Ravenna era di ritorno dall’ennesimo viaggio in Sudamerica quando, mentre era in navigazione vicino a Capo Mele, la vedetta scorse la sagoma di un sommergibile proveniente dall’Isola Gallinara. Nonostante la tentata virata del capitano del Ravenna, quest’ultimo venne colpito dal siluro vicino alla poppa. L’inabissamento fù velocissimo, dapprima l’acqua invase le stive e subito dopo la prua si alzò in aria. Appena il Ravenna raggiunse la posizione verticale, colò a picco velocemente lasciando poco tempo ai passeggeri di allontanarsi con le scialuppe di salvataggio.
Nonostante tutto, la conta delle vittime fù molto contenuta. Infatti le vittime furono sei, fra cui un marinaio. La maggior parte dei naufraghi raggiunse la riva nuotando e altrettanti furono aiutati dai pescatori di Andora e della vicina Albenga che accorsero numerosi con i loro pescherecci.
Al momento dell’affondamento, il piroscafo Ravenna aveva un carico di 60.000 quintali di lana greggia, 31.000 quintali di sego, carbone, cavalli e macchinari agricoli. Il carico venne in parte recuperato grazie al lavoro dei palombari della Sorima che, imbarcati sulla nave Rostro, aprirono lo scafo con mine elettriche.
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Simona Torrettelli








