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Una visita particolareggiata alla Collegiata di San Biagio a Finalborgo

Fra i più spettacolari esempi di bellezza architettonica troviamo la Collegiata di San Biagio, costruita fuori dalle attuali mura cittadine, anteriormente al XII secolo. Si trattava della Chiesa più[...]

torre di san biagio

Fra i più spettacolari esempi di bellezza architettonica troviamo la Collegiata di San Biagio, costruita fuori dalle attuali mura cittadine, anteriormente al XII secolo. Si trattava della Chiesa più antica di Finalborgo, che dominava con la sua mole le sponde orientali del fiume Aquila. Oggi, però, di questo antico edificio non rimane nessuna traccia. Infatti, nei secoli successivi, dato il florido sviluppo demografico e urbano del Marchesato, fu necessario ricostruire l’edificio religioso. I lavori presero il via nel 1372, utilizzando in parte i materiali che costituivano la vecchia Chiesa, e terminarono nel 1375.

Nel corso della storia e precisamente fra il 1447 e il 1449, la nuova Chiesa subì gravi danni durante la guerra contro Genova con successivi vandalismi e depredazioni da parte delle truppe che via via occuparono il Borgo di Finale. A questo punto, sollecitati ad un restauro da parte dei vescovi, il popolo preferì optare per l’erezione di un nuovo edificio. I lavori di costruzione iniziarono nel 1634 su progetto dell’architetto finalese Andrea Storace e terminarono nel 1659. Le pareti vennero però lasciate grezze, solo successivamente si abbellirono con le decorazioni delle strutture.

La Collegiata di San Biagio si trova disposta parallelamente alla cinta muraria del XV secolo. Per la sua costruzione sono stati utilizzati gli spazi degli orti contigui e lo spazio cimiteriale. Nel 1839, data l’elevata densità costruttiva all’interno delle mura, si decise di demolire in parte il palazzo prospicente alla Chiesa, per ampliare la piazza e facilitare la viabilità. La facciata si presenta scarna e incompiuta, ma rappresenta un esempio di composizione rinascimentale, tripartita da lesene, conchiusa da architravi e un cornicione. Sul portone principale appare uno stemma marmoreo con l’intitolazione. Sulla parte sinistra della facciata sono ancora visibili i segni lasciati dall’abside minore della Chiesa trecentesca. L’abside maggiore, propabilmente rimaneggiata durante la ricostruzione del Borgo, trasformata da quadrata a poligonale è esposta all’esterno della cinta muraria.

Ciò che spicca subito alla vista è il bellissimo campanile ottagonale che si erge sulla cinta. Fù costruito sopra una torre delle mura in forma quadrata e successivamente modificato all’esterno in semicircolare a scopo difensivo contro le nuove armi da fuoco. La torre del campanile presenta una triplice serie di bifore aperte su tutti i lati e una decorazione ad archetti, sormontati da una cornice a dentelli. Sopra alle velette di alcune bifore si scorgono dei bacini ceramici murati con funzioni decorative.

All’interno della Chiesa osserviamo il classico impianto basilicale a tre navate, con pilastri cruciformi. La navata centrale presenta una volta a botte, mentre quelle laterali terminano con volte a vela, ognuna in una cappella laterale. Questo modulo quadrato delle navate laterali è alla base costruttiva della spazialità interna, secondo il pensiero rinascimentale. Una tradizione vuole che i bracci del transetto siano inscritti all’interno del perimetro dell’edificio, al centro del quale, su un tamburo ottagonale, s’imposta la cupola. A sud, un profondo presbiterio conclude la navata centrale.

Dietro l’altare maggiore troviamo un coro ligneo e un organo, sembra composto da alcune delle più antiche canne della Liguria. Secondo il progetto iniziale dell’architetto Andrea Storace, le pareti all’interno della Chiesa dovevano essere del tutto bianche, per esaltare la purezza delle linee architettoniche e il colore dorato dei capitelli. A partire dal 1870, però, le decorazioni effettuate dal pittore savonese Domenico Buscaglia e gli affreschi del genovese Francesco Semino ricoprirono interamente le pareti. Nel 1911 Luigi Gainotti e Antonio Bortolotto proseguirono i lavori di decoro, estendendo la copertura delle navate e annullando l’effetto architettonico originale.

La sacrestia, costruita nel 1769, conserva tutt’oggi l’affresco della Vergine del Carmelo tra i Santi Sebastiano e Rocco, proveniente dalla Volta di San Rocco, demolita nel 1956 a causa dell’ampliamento della strada.
Fra le cappelle presenti, osserviamo quella del Cristo morto, dove sono custodite le ossa dei Marchesi Del Carretto. La Cappella della Madonna del Rosario, con un altare del 1772 realizzato dal G.B. Gallesio.
La Cappella dei Santi Pietro e Paolo ospita un’opera proveniente dalla Chiesa di Santa Caterina, raffigurante Carlo Domenico Del Carretto presentato alla Vergine da San Domenico. La Cappella di San Giuseppe con le tele raffiguranti San Biagio e San Venerio, che un tempo erano le ante di chiusura dell’antico organo.

L’altare maggiore, ad opera di Domenico Bocciardo, è impreziosito da una balaustra marmorea composta da quattro angeli reggenti una tovaglia di trina. Le quattro colonne dell’altare sono in pietra di Finale ricoperta da marmo rosa e vennero asportate dal Castel Gavone nel 1719 durante la demolizione. Il Crocefisso, originariamente posto sull’altare maggiore, fù spostato nell’attuale sede nel 1949, privandolo delle estremità dorate e intagliate per adattarlo all’ancora.

Fonte fotografica: www.flickr.com