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Bussana Vecchia: il laboratorio degli artisti dalla nascita ai nostri giorni

Bussana Vecchia è una frazione del Comune di Sanremo che si erge sulla collina rocciosa alle spalle di Bussana Nuova. La frazione è circondata dal verde della macchia mediterranea, pini marittimi e[...]

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Bussana Vecchia è una frazione del Comune di Sanremo che si erge sulla collina rocciosa alle spalle di Bussana Nuova. La frazione è circondata dal verde della macchia mediterranea, pini marittimi e castagneti.

La storia di Bussana Vecchia ha inizio durante l’epoca romana, tuttavia soltanto durante il VII secolo il territorio viene abitato in maniera stabile. A seguito poi delle invasioni lomgobarde il territorio viene abbandonato in favore della sottostante Valle Armea, dove si insedia fino al X secolo.
Anche qui le invasioni non mancano. Questa volta ad opera dei pirati saraceni, che spingono gli abitanti a ritirarsi sulle alture maggiormente difendibili. E’ durante questo periodo che si iniziano le costruzioni delle strutture difensive sulla collina sovrastante.

Il primo Castello edificato a Bussana Vecchia risale alla dominazione dei Conti di Ventimiglia, intorno al 1177. Durante il XIII secolo Bussana Vecchia entra in possesso della Repubblica di Genova, che comunque lascia a Bussana una sorta di indipendenza, trasforma il Maniero in residenza e l’annessa cappella in luogo di culto.
Lo sviluppo edilizio di Bussana Vecchia ha inizio a partire dal XV secolo, con la costruzione della prima Chiesa di Sant’Egidio, la modernizzazione della struttura delle case e l’abbandono del Castello.
Durante il XVII secolo la Chiesa, costruita in stile romanico, viene ristrutturata in stile barocco, rimuovendo le colonne delle navate.
A partire dal XIX secolo, il territorio impervio e roccioso inizia a risentire dei danni provocati dai terremoti. Zona considerata a rischio sismico, nel 1831, 1851 e 1854 verrà danneggiata dai rispettivi terremoti tanto da indurre la popolazione ad un solido rinforzo delle abitazioni con caratteristici archetti che collegano gli edifici.
Nel 1887 un devastante terremoto fa crollare la volta della Chiesa, gremita di persone e distrugge gran parte delle abitazioni. Nonostante il parere contrario della popolazione, una imposizione delle autorità impone ai cittadini di abbandonare il borgo e ricostruire un nuovo paese: Bussana Nuova, nella area nota come Capo Marine. L’abbandono definitivo del borgo di Bussana Vecchia avviene nel 1894 e il borgo diventa un accumulo di materiale edilizio.
Soltanto dopo la seconda guerra mondiale, alla fine degli anni cinquanta, che il luogo attira l’interesse e l’attenzione di alcuni artisti che vedono nel borgo fantasma fonte di ispirazione per le loro opere. Da quel momento in poi, la comunità artistica fondata dal torinese Mario Giani, prende il via con la totale ricostruzione del villaggio. Viene sancita un’ordinanza secondo la quale chiunque voglia stabilirsi a Bussana Vecchia per finalità artistiche possa ristrutturare gli edifici lesionati ed entrarne in possesso. Nonostante in seguito si manifestino delle divergenze interne fra i gruppi di artisti, la situazione rimane pressochè la stessa fino a luglio del 1968, quando arriva per gli abitanti di Bussana Vecchia un ordine di sgombro imposto dal comune. Gli artisti a questo punto arrivano ai barricamenti per impedire alla polizia di dar luogo allo sgombero.
Negli anni settanta i discendenti degli originari proprietari delle abitazione fondarono l’associazione “Amici di Bussana” con lo scopo di riappropriarsi delle antiche proprietà, arrivando a recintare l’intera area nord del paese.

Solo nel 1976 viene fondato il “Comitato del Borgo di Bussana Vecchia” che viene riconosciuto dal comune di Sanremo, insieme alla nuova toponomastica del paese e alle nuove abitazioni. Nel 1977 a Bussana Vecchia arriva l’elettricità. Nonostante un diffuso sviluppo abitativo ed artistico, per Bussana Vecchia non è ancora finita. Infatti, nel 1984 la Finanza stabilisce che tutti gli edifici di Bussana sono di proprietà dello Stato. Nonostante alcuni cerchino di richiedere la proprietà per usocapione, dimostrando di essere residenti da almeno 20 anni, inizia un lungo iter burocratico non privo di problematiche segnate da decreti e carte bollate.

Fonte fotografica e crediti: www.flickr.com/photos/ericborda