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La pronuncia giapponese parte 1.

Non avrei voluto dilungarmi troppo sulle note generali della pronuncia, ma purtroppo, anche ridotto al minimo, ho bisogno di un certo spazio. Ad ogni modo per non rendere troppo pesante questa sezione ho deciso di dividerla in due parti, così dovrebbe risultare più semplice da apprendere!

Chi di voi ha già dato un’occhiatina alla scrittura “Hiragana”, si sarà senz’altro accorto che la scrittura giapponese ha un’altissima frequenza di suoni vocalici e gruppi bisillabici formati esclusivamente dall’unione di una consonante con una vocale. I suoni duri sono pressochè inesistenti e quasi tutte le parole terminano con una vocale.

La lingua italiana, tra quelle europee, è quella che si avvicina di più alla pronuncia nipponica ed, in linea di massima, seguiremo la “regoletta” che vede dare alle vocali la pronuncia italiana ed alle consonanti quella inglese. Questo perchè ci sono gruppi quali sh e ch che avvicinano la loro pronuncia più a quella anglosassone che non a quella nostrana.

Es: sha (pron. scia); she (pron. scie); chi (pron. ci); cho (pron. ciò); ja (pron. già); ju (pron. giù); gyu (pron. ghiù); ecc.

Il suono della consonante G è sempre gutturale mentre la H viene sempre aspirata.

Le lettere L e R hanno la stessa pronuncia e non troverete mai due giapponesi d’accordo sulla pronuncia di una stessa parola che contenga questa lettera, quindi potete pronunciarla “r” o “l”, ma ricordatevi che prevalentemente si userà la “r”.

Nella lingua giapponese esistono anche vocali brevi o lunghe e generalmente nella scrittura “romaji” (quella in caratteri latini che usiamo nelle prime lezioni) si pone sempre un trattino sopra la vocale che va pronunciata lunga, ma per chiari problemi di software questa operazione non è possibile percui occhio alle note in fondo alle varie lezioni, le parole con queste pronuncie vi saranno segnalate!