
La lingua russa
Per i turisti più o meno distratti che affollano nonostante tutto la Piazza Rossa o l’Ermitage, in un paese che nelle due grandi capitali offre il meglio e il peggio dello scimmiottamento occidentale, arriva prima o poi il momento del panico, la prova del nove: quando la metropolitana con le infinite scale mobili ti inghiotte e tutto, dalle donnine in divisa, le indicazioni e gli altoparlanti rimandano solo frasi in russo, perdipiù trascritte nel misterioso cirillico. Suoni aspri, dolci, secchi, sibilanti…diomio, ma questi che lingua parlano?
Sicuramente l’ostacolo dell’alfabeto aggiunge un problema visivo a quelle che sono le difficoltà oggettive della lingua russa. In realtà il russo non ha nulla di misterioso, é una delle lingue più parlate al mondo, appartiene al gruppo delle lingue ufficiali delle maggiori organizzazioni internazionali, ha una solida radice indoeuropea, é ben farcito di parole francesi e tedesche, sta ingurgitando parole inglesi e americane e non disdegna le parole italiane! Ha una grammatica tosta quanto quella latina, condivide l’animo slavo con i fratelli orientali(ucraini e bielorussi) i cugini meridionali (bulgari, macedoni, serbi, croati, bosniaci, sloveni) e occidentali (cechi, slovacchi, polacchi, sorabi dell’ex-Germania Est) e conserva in molte parole (la storia affascinante delle parole, che é storia di vita, cultura e scorribande di popoli) l’avvento delle popolazioni delle steppe ancora più a est. E anche se hanno cominciato a scrivere tardi (l’alfabeto, il famigerato cirillico che non é altro che una versione riveduta e corretta dell’alfabeto greco, é arrivato con la cristianizzazione e la Russia si battezza ufficialmente nel 988 d.C.), i nostri amici russi hanno prodotto capolavori della letteratura mondiale e sono entrati prepontemente nella storia con un evento che ha cambiato il volto dell’Europa (ma non solo) e ha caratterizzato tragicamente il ventesimo secolo: la Rivoluzione del 1917 e tutta quella serie di volti e slogan diventati familiari come iconografie del Novecento.
Si, perché se la Russia é diventata europea con le opere di Dostoevskij e Tolstoj, é la storia dell’Unione Sovietica che ha lasciato il suo marchio con parole entrate nel nostro vocabolario: da sputnik a nomenklatura, da intelligencija o apparatcik…fino a glasnost’ e perestrojka, insomma, le parole della svolta!
Una lingua con sei casi e senza articoli, con tanti suffissi e prefissi da usare per variare il lessico e inventare carezzevoli vezzeggiativi, senza il presente del verbo essere e tre soli tempi…Facile, difficile? Io vi invito a seguirmi in questa scoperta e sarete voi a rispondere: si può amare e imparare il russo dopo un viaggio, dopo o durante un fidanzamento (l’Italia e i fidanzati italiani sono mete ugualmente ambite), dopo aver letto una poesia di Pushkin o il Dottor Zhivago (Zh come la j francese , mi raccomando), dopo una settimana sulla Transiberiana, ascoltando racconti infiniti come le pigre giornate davanti al samovar. O per scoprire perché i tappeti stanno attaccati alle pareti e non sul pavimento… Insomma, esiste il mal di Russia? io dico di si…

Babulja









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