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Putin e la guerra

Chi é il personaggio emergente in questi giorni di tensione e tragedia? Saprà il super-presidente cogliere la straordinaria occasione che si presenta per il prestigio e il risollevamento economico e non solo della Russia?

Guerra in Afghanistan: se c’é qualcuno che esce vincente in queste ore drammatiche e incerte, sembra proprio Vladimir Putin, il presidentissimo russo.

Con lui e i suoi gli americani hanno trattato gli aspetti essenziali, strategici, della guerra a Bin Laden: a cominciare dalle basi aeree in Uzbekistan, Turkmenistan e Tadzhikistan. Contemporaneamente il ministro della Difesa russo, Sergej Ivanov, partecipava alla riunione dei ministri della Difesa della Nato, e Putin a Bruxelles faceva la prima visita d’un leader russo alla Nato.

Il grande trauma ha dato fiato a quello che è il progetto prioritario del presidente russo: restituire al suo paese, dopo i disastri vissuti nel decennio dei Novanta, il ruolo d’una grande potenza. Rassicurare l’Occidente sulla nuova Russia, dare all’interno l’impressione di poter recuperare il primato perduto: per le frustrazioni e le opposizioni antieuropee di nostalgici sovietici rossi e neri (contradditorio? mica tanto, la Russia é la patria di tutte le utopie) questo é molto importante. Putin é molto scaltro, e ha dimostrato, dopo tanti inciampi, la sua intelligenza e il suo “all’erta”.

Mosca non solo rientra sul proscenio della politica mondiale che aveva dovuto lasciare dopo il collasso dell’Urss nel ‘91 ma Putin fa dimenticare i dubbi che circondavano il suo personaggio. Oggi riceve offerte molto generose. Dagli americani la promessa d’un rapido ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio, che sembrava dovesse invece tardare ancora molti anni. Dagli europei l’offerta d’uno spazio economico comune e una collaborazione tra servizi di sicurezza con riunioni mensili a Bruxelles. Questo permetterà di risolvere il problema Cecenia: probabilmente ora il presidente potrà proseguire la brutale normalizzazione della regione agitando spettri che americani ed europei sono costretti ad affrontare (e sembra la prima volta). Le censure sui diritti umani saranno ora sparute voci di intelligenty irriducibili.

Inoltre la situazione internazionale ha fatto accantonare a Washington la questione dello scudo stellare e dell’allargamento della Nato ad Est sino ai paesi baltici. In particolare la NATO: in futuro avrà una natura più politica che militare, si trasformerà in un sistema di sicurezza europeo che potrebbe comprendere al suo interno anche la Russia. Putin, pur sfidando i suoi generali, si é detto d’accordo.

E fa di tutto per dimostrare la sua buona volontà: perfino l’incidente terribile dell’aereo abbattuto da una “sbadatezza” ucraina e il recupero del Kursk hanno coinvolto come non mai le collaborazioni occidentali. E i timori questa volta non vengono dalle riserve dell’Ovest: con lo scoppio della guerra la Russia é diventata assolutamente fondamentale, é lapalissiano affermarlo.

In realtà Putin sta affrontando il fronte interno: i già citati nostalgici, il quarto degli elettori che vota per il partito comunista, i vertici delle forze armate che non hanno ancora superato la frustrazione per la perdita della parità strategica con gli Stati Uniti, le burocrazie timorose di perdere il potere. La politica interna é così improntata all’orgoglio russo, alla sua egemonia strategica, al “noi ve l’avevamo detto”. L’incidente del Mar Nero ha rafforzato la preponderanza logica e logistica della Federazione Russa. Per una vecchia volpe come Putin, sfinge dinamica che esce dalle paludi del KGB, l’occasione era quella giusta. Ma l’immagine vincente che rimbalza sui nostri schermi é controbilanciata da una situazione interna ancora molto tesa. E’ freddo a Mosca e i russi sono stanchi. Chissà se baby e muzhiki si stanno rendendo conto di questa occasione storica: purtroppo ancora una volta la Russia si fa largo tra le tragedie.