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Otto Marzo, Giornata Internazionale della Donna

L'Otto Marzo in Russia: festa nazionale, tradizione familiare, tripudio di fiori e retorica: fu vera gloria?

In Russia l’8 marzo é festa nazionale. Questo giorno é così sentito che regge il confronto solo con il 31 dicembre. L’ideologia sovietica ha da sempre enfatizzato la Giornata Internazionale della donna, facendone un polpettone retorico pieno di medaglie e solennità.

Del resto una delle leggende che circolano sull’8 marzo narrano di un giorno dell’inverno 1917, quando le donne operaie sfilarono a Pietrogrado per reclamare i loro diritti e inneggiare alla rivoluzione in corso. Effettivamente la costituzione sovietica garantì alle donne pari diritti e doveri. Le donne si appropriarono dei mestieri più pesanti, entrarono nell’esercito (famose le donne-pilota della seconda guerra mondiale), nelle fabbriche e nelle università. Quello che però era vero sulla carta non si realizzò compiutamente nella pratica: la società sovietica, come quella russa che l’aveva preceduta, aveva una forte matrice contadina, e quindi reazionaria e maschilista. Le cose non sono molto cambiate: questo però non vuol dire che la donna russa non sia il perno della società.
In una realtà difficile come quella sovietica e post-sovietica, con un tessuto familiare fragilissimo, la piaga dell’alcolismo e della disoccupazione, la donna é impegnata su tutti i fronti. La vita media dell’uomo russo é ben aldisotto dei sessant’anni, le ferite inferte dalla seconda guerra mondiale (oltre venti milioni di morti, che si aggiungevano ai milioni di vittime delle ondate di repressioni prima e dopo la guerra) non hanno ancora colmato il gap tra uomini e donne ed ecco che le baby vanno a lavorare, curano i figli, riempono la dispensa, lavorano duro nell’orto della dacia, cercano occupazioni alternative. E riescono perfino ad avere un trucco sempre impeccabile e a volare sul ghiaccio con i tacchi a stiletto.

L’8 marzo i loro uomini si ricordano di loro, e lo fanno in modo clamoroso, come é nello stile eccessivo dei russi. Già nei giorni precedenti i fiorai si svuotano (e in Russia i fiori si vendono dappertutto) e le nonnine che arrivano dalla campagna fanno buoni affari all’uscita del metro. La vigilia della festa le code di vecchie Zhiguli e Mercedes fiammanti dei nuovi russi davanti ai chioschi si allungano fino a notte inoltrata.
L’8 marzo é una festa da passare in famiglia, e la cucina é sontuosissima, accompagnata dalle consuete libagioni e brindisi spettacolari. In TV passano nuove fiction femministe e vecchi film sulla donna sovietica, tutta casa, lavoro e Internazionale. Se avete visto il film, splendido, Mosca non crede alle lacrime (Moskva sljozam ne verit), Oscar nel 1980, avrete uno spaccato abbastanza verosimile della Russia del dopoStalin e le difficoltà delle donne nella vita quotidiana.

E infine, con l’8 marzo l’aria finalmente sa di primavera. Le giornate sono più luminose e la neve vicina al disgelo. Tutte, ma proprio tutte, passeggiano con i loro fiori e nell’aria si sparge finalmente un po’ di tenerezza, e di poesia. Un 8 marzo da vedere, da gustare, più autentico e profondo, e allo stesso tempo più leggero.