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Dove va la Russia?

Un intervento di Aleksandr Solzhenitsyn.

LA storia della Russia è particolarmente tragica. E la politica di oggi è ancora più lontana dalla morale. Dopo i 70 anni del giogo comunista la Russia è caduta nella devastante tormenta del saccheggio del patrimonio nazionale e della popolazione. Il nostro popolo non ha fatto in tempo ad alzarsi in piedi. Non ha avuto la possibilità di mettere in campo la sua iniziativa, le sue forze per risolvere il proprio destino. L’autogestione del nostro paese è stata soppressa. E al posto di quest’ultima, sopra le nostre teste abbiamo una folla di burocrati. La nostra classe politica è stata composta in maniera mostruosa: di ex nomenklatura che non si è mai pentita - tutta la via maledisse il capitalismo e ora lo osanna -, di ex leader del Komsomol, predatori; di veri e propri avventurieri, di saccheggiatori e di persone casuali, poco preparate a svolgere il ruolo in cui sono capitati.

Ho avuto modo di dire al presidente Putin: sì, il consolidamento della piramide di governo è necessario per preservare la Russia dallo sfacelo. Ma la prosperità della Russia non verrà da questo solo provvedimento. Per la prosperità ci vuole un’attiva autogestione locale, dal basso verso l’alto e garantita dai mezzi finanziari locali. Tale autogestione è prevista nell’articolo 12 della Costituzione, ma in realtà non c’è nessuno che tenti di crearla. Anzi, in molti governatorati i tentativi di crearla sono repressi.

La salvezza del Paese che sta morendo non può iniziare dai simboli di Stato. Agli uomini che stano morendo in età florida per mancanza di vie d’uscita non importa assolutamente che sopra le loro teste si suoni qualsiasi inno nazionale. Per i milioni che stanno soffrendo nella miseria l’aquila bicipite non potrà essere di alcun aiuto.

Per giudicare l’attività del Presidente Putin, i suoi singoli passi, bisogna ricordare in quali condizioni versava la Russia che lui ha “ereditato”. L’eredità non era da invidiare. Nei tempi di Eltsin, in primo luogo, il patrimonio nazionale è stato saccheggiato e centinaia di miliardi di dollari sono spariti sulle Coste Azzurre e nelle Isole Celesti. In secondo luogo, il presidente Eltsin, con rarissima maestria, ha fatto tutto il possibile per la disgregazione del paese. Invece di un’unica e sola legge dello Stato, ha introdotto delle bustarelle politiche in forma di accordi privati. Di fronte a Putin stavano non decine ma centinaia di problemi urlanti. Non si poteva domarli tutti in un colpo solo e non si poteva nel frattempo non commettere errori.

E perciò molti lo stanno criticando. Anche a mio parere, ci sono stati errori evidenti. Per esempio, l’abolizione dell’indipendenza del Comitato per l’Ecologia e della Direzione Forestale e, di conseguenza, la nostra natura, le foreste, sono state abbandonati al saccheggio.

Ci sono alcuni suoi passi che a me sembrano molto discutibili. Per esempio, la riforma del Consiglio di Federazione, che era la principale Camera dell’Assemblea federale. Era composto di governatori responsabili e competenti nelle loro regioni. Adesso è stato proposto di sostituirli con politici forse di terza scelta, che s’insedieranno per sempre a Mosca, ognuno con stipendio ministeriale. Il presidente Putin, indubbiamente, aveva per obiettivo una cosa giusta: rafforzare la Russia, consolidandone l’unità. Quest’ultima soluzione (sul Consiglio di federazione), però, non serve al suo scopo, anzi lo contraddice.

In alcuni casi, a mio parere, certi indirizzi molto ragionevoli il presidente Putin non li conduce in maniera sufficientemente decisa. Per esempio, la sua lotta contro la ricchezza accumulata negli anni precedenti per via di saccheggi, depredazioni e corruzione. Petrolio, gas, metalli non ferrosi sono stati donati ai predatori gratis, allo 0,5 per cento del costo. Siamo finiti senza il nostro patrimonio. La Russia non può vivere così. Adesso nei meandri della Duma stanno comparendo le linee di un progetto di amnistia economica. Vuol dire che tutto quanto è stato rubato finora, va tutto perdonato. Mentre a partire da oggi, da questo momento, mettiamoci a vivere da onesti! Questa è un’assurdità. Il nostro stato non saprà mai reggersi sulla corruzione. Putin deve agire in modo decisivo, creando le fondamenta di uno stato sano.

Come si sa non è stato Putin a cominciare la guerra in Cecenia