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Il mondo non va avanti solo con l' America

Nel contesto del nostro viaggio sul destino della Russia, riporto l'intervista fatta da Vittorio Strada sul Corriere della Sera al grande regista Nikita Michalkov: un punto di vista moderatamente ottimista da parte di uno dei più grandi sostenitori del presidente Putin.

Il suo ultimo film Il barbiere di Siberia è dedicato all’ epoca del penultimo zar, Alessandro III, di cui rivaluta la figura e la politica. Il film di Gleb Panfilov I Romanov, candidato per l’ Oscar come miglior film straniero e presentato in prima europea al Festival di Viareggio, illumina con viva partecipazione la fine dell’ ultimo zar,Nicola II, e della sua famiglia, trucidati dai bolscevichi.

Perché questo interesse per due zar discussi, il primo per la sua politica conservatrice e nazionalista, il secondo per la sua debolezza?
Il mio Barbiere di Siberia non è un film su Alessandro III, anche se la sua figura vi svolge un ruolo rilevante. Comunque la Russia di Alessandro III è la Russia che vorrei vedere. La storiografia che ha un atteggiamento critico verso questo zar è quella europeo-occidentale, che così lo giudica perché la sua politica era tutta rivolta alla Russia: i suoi sono stati dieci anni di pace, durante i quali il rublo era la valuta più forte e l’ esercito e la marina costituivano una vera potenza , mentre il terrorismo venne soffocato. Al figlio, Nicola II, egli lasciò un Paese florido e fiorente. Alessandro III è stato l’ imperatore russo più grande, serio e saggio: a differenza di Pietro I - che tutti ritengono un riformatore, ma in realtà è stato il primo bolscevico, determinato ad imporre al suo immenso Paese gli atteggiamenti esteriori della vita europea - Alessandro III era contrario a che le fondamenta del Paese venissero sconvolte, quindi non aveva alcuna simpatia per le forze ” progressiste”. Qualcosa di simile è avvenuto con Eltsin: soltanto dopo di lui il Paese ha cercato di recuperare quello stato “interiore” che una politica di cambiamento aveva cercato di trasformare senza tener conto della mentalità storica e culturale della gente.

E Nicola II?
Quanto a Nicola II, direi che potere e famiglia non possono essere sinonimi. In certe circostanze, quando si tratta di prendere decisioni capitali, chi ha il potere deve assumersi tutta la responsabilità personale, senza guardare in faccia nessuno. In questo senso Nicola II è stato un infelice. Forse è stata questa sua infelicità a fare di lui un martire che ha saputo affrontare una morte barbara e terribile, assieme ai suoi cari. Sull’ interesse del pubblico, va de tto che la Russia ha una mentalità monarchica e che in essa la verticalità del potere ha una tradizione. Inoltre va ricordato che per ottant’ anni nel cinema, nel teatro, nella letteratura ogni menzione positiva sui sovrani russi era inesorabilmente impedita, eccezione fatta, appunto, per Pietro il Grande.

Quali sono le tendenze odierne del cinema russo? Sta attraversando una fase di creatività e innovazione o in esso prevalgono interessi commerciali?
Quando qualcuno è malato, anche se il male colpisce soltanto una parte del corpo, tutto l’ organismo ne risente. La Russia è malata, quindi come potrebbe il cinema essere fiorente? Ritengo però che esso stia lentamente uscendo dalla crisi: molti registi stanno smettendo di occuparsi esclusiv amente di ciò che un tempo era proibito e soltanto perché era proibito. Negli ultimi anni il cinema russo si è trasformato in un mezzo di informazione, ma privo di fondamenta spirituali, storiche, filosofiche, privo di partecipazione per ciò che narra, privo di amore per le persone la cui vita è messa in scena. Il che, unito a una mancanza di professionalità di molti, ha portato a una profonda degradazione. Oggi però si è capito che senza spettatori un regista non è nessuno.

Come giudica l’ attuale situazione mondiale, successiva all’ 11 settembre? L’ avvicinamento del presidente Putin all’ Occidente e, in pa rticolare, all’ America, che in Russia ha trovato i suoi critici, da lei come è giudicato?
È triste che il mondo abbia avuto bisogno dell’ 11 settembre per guardare la Russia con occhi diversi, per capire che la guerra in Cecenia è una lotta contro il terrorismo e non contro un popolo amante della libertà. La grande America ha rivelato il proprio infantilismo. L’ America ha tutto: ordine, dignità, ricchezza, potenza, regole, ma il McDonald’ s psicologico e intellettuale nel quale vivono gli ame ricani ha mostrato la sua impotenza di fronte a un mondo civile e religioso diverso. Quando Bush dice: “staneremo, prenderemo, uccideremo i malvagi e vendicheremo i nostri morti”, dal punto di vista emotivo ha ragione, la sua è una rabbia legittima. Ma è impossibile risolvere alcunché se non si cerca di capire chi sono queste persone che muoiono in nome di un’ idea, di una fede, trascinando nel gorgo mortale un’ infinità di innocenti. Dire che costoro verranno uccisi è come dire a un vegetariano che non gli si darà carne. Quando c’ era ancora l’ Urss, nel mondo esisteva un equilibrio, che è venuto meno con il collasso sovietico. Il mondo con una gamba sola, per quanto forte e robusta, non riesce a camminare. Dirò di più, con una punta di cinismo: molte persone, sotto un’ apparenza di deplorazione e costernazione, si sono, in realtà, fregate le mani. Non voglio in alcun modo essere frainteso: ciò che è successo è terribile e mostruoso e una cosa l’ America in questi mesi ci ha insegnato: un diverso uso dei media. L’ America ha avuto pietà del proprio popolo e ha deciso di non mostrare lo scempio dei corpi, a differenza di ciò che facciamo noi russi che mostriamo impunemente scene macabre e raccapriccianti. Siamo noi stessi, con le nostre stesse mani, a trasmettere alla gente il disprezzo per la vita altrui. Per l’ America la lezione dell’ 11 settembre sarà ben più educativa che tutto il XX secolo per la Russia.

E Putin?
Penso che egli agisca negli interessi della Russia e c he quanto ha fatto abbia costituito una svolta importante per tutti. Sicuramente l’ 11 settembre ha sovvertito il mondo. Le conseguenze che se ne possono trarre non possono essere legate alla vendetta soltanto, ma devono comportare anche una crescita spirituale.