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Pietroburgo: un approccio

La settimana della festa italiana ci permette una riflessione e un pensiero verso una delle città più belle del mondo.

Pietroburgo, la città magica e maledetta della storia e della letteratura russa, l’ex-Leningrado per chi ancora fa confusione tra nomi vecchi e nuovi, Piter per i suoi abitanti: nata dalla volontà di un sovrano assoluto e bolscevico nelle sue riforme quale Pietro il Grande, è considerata dai suoi detrattori slavofili la più artificiale delle città russe, sorta nel 1703 su un sito freddo e paludoso, slanciata su canali e isole alla maniera di Amsterdam, battezzata con un nome olandese, diventata la Venezia del Nord dopo l’intervento di architetti e artisti italiani: Quarenghi, Rastrelli e Carlo Rossi tra gli altri.

Un viaggio a Pietroburgo è intriso di malinconia e pura bellezza, tra i salici che si affacciano sull’acqua, angoli di fiaba e i passi oscuri di Raskol’nikov, la grandeur zarista e la miseria dostoevskiana, i quartieri operai della Rivoluzione, i ricordi drammatici dell’assedio (Blokada) e le facciate spumeggianti di rococo ed eleganti di curve neoclassiche.
La Prospettiva Nevskij affollata e imprevedibile come nelle descrizioni di Gogol’, la Fontanka che ancora respira i versi dela Achmatova, il profumo di mare, di nord e di betulle, le chiese azzurre e tutti i colori che si illuminano nelle notti bianche
Giugno, il mese delle notti che non arrivano mai, e dei ponti che si alzano solenni alle due del mattino, celebra anche la festa italiana: una kermesse di una settimana che presenta il meglio dell’arte, della moda, della cucina, dell’industria turistica.

L’Italia sulla Via degli Italiani, ed è proprio lì, accanto al Palazzo Michajlovskij e il Canale Griboedov, che si trova l’Italjanskaja Ulitsa, con il Ponte degli Italiani, romantico punto di incontro tra il sole e i graniti, sullo sfondo della splendida cattedrale della Resurrezione.