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Kukushka a Viareggio

Se i fratelli Taviani hanno vinto il festival di Mosca, al concorso EuropaCinema di Viareggio trionfa il regista russo Aleksandr Rogozhkin, premiato già a Mosca per la miglior regia ed applaudito dalla stampa e dal pubblico.

Il recente EuropaCinema di Viareggio ha laureato vincitore un film russo, Kukushka di Rogozhkin. Ma altri tre film russi hanno partecipato a questa edizione viareggina, dimostrando la vitalità del cinema russo a dispetto degli enormi problemi socio-economici che attanagliano il paese. Afferma il direttore Laudadio: Sono addirittura quattro, quantità inusuale, i film russi che abbiamo voluto inserire in concorso, inclusa l’opera più recente di una grande regista di cui da tempo non sapevamo più nulla: Kira Muratova, indimenticabile e indimenticata autrice del possente Astenicheskij Sindrom (La sindrome astenica, presentato a Viareggio nel 1990), di nuovo presente a EuropaCinema con “Checkov’s Motifs”, un perfido, feroce e divertente ritratto - scolpito in un bassorilievo con venature gogoliane - degli orrori quotidiani che popolano la vita della petulante, insopportabile nuova borghesia russa. Un tempo questo film sarebbe stato proibito dalle autorità sovietiche - come infatti avvenne per altre opere della Muratova (”Korotkie vstrechi” e “Dolgie provodi”): ora rischia invece di subire la censura del mercato a tal punto questo film è estremo e privo di qualunque concessione, fino allo sfinimento.

Gli altri film sono Vojnà (Guerra) di Aleksei Balabanov e Kollektsioner di Jurij Grymov, (anteprima mondiale, dopo la presentazione a Londra).
EuropaFestivalnema rilancia la cinematografia russa? Analizzando la varietà delle quattro proposte, viene da pensare che di sicuro l’ampio spettro e la diversità delle offerte sono assicurate: Rogozhkin è un veterano, Kira Muratova, premiata un decennio fa a Berlino è attiva fin dai tempi sovietici, il giovane Balabanov, autore di blockbuster per la gioventù moscovita (Brat I e II con Sergej Bodrov junior), ed il rampante Grymov, artista multiforme, fotografo e pubblicitario, il più attraente sul piano puramente visivo.

Il film della Muratova è pienamente autoriale, che rielabora con il suo stile surreale i temi di Cechov, quali la tristezza e la vacuità della vita di provincia, portando sullo schermo più che un adattamento di opere del narratore russo una originale commistione di due mondi, quello cechoviano appunto, e quello proprio della regista.

Il secondo film in concorso, Vojnà di Aleksej Balabanov, è il meno interessante: racconta con toni naturali (e naturalistici) un episodio della guerra in Cecenia: un giornalista inglese prigioniero dei combattenti caucasici torna in patria per trovare i soldi del riscatto della propria ragazza, ed il suo viaggio dalla “civile” Inghilterra (dove però ben pochi sono pronti ad aiutarlo) verso le lande meridionali delle ex-province sovietiche si rivela un’esperienza trasformante, che fa del posato reporter un omicida ed un soldato. La pellicola illustra appunto il passaggio del protagonista dall’una accezione all’altra, ma lo fa con una tale abbondanza di episodi e combattimenti che si perde il livello metaforico e superiore dell’operazione. La musica è inoltre troppo invadente e fa della colonna sonora una sorta di juke-box per propagandare (il pur interessantissimo) nuovo rock russo.

Affascinante è invece il film vincitore,Kukushka, che narra la storia, a metà tra il comico ed il tragico, di tre persone di diversa nazionalità durante la seconda guerra mondiale, abbandonate a se stesse per diverse ragioni. Una contadina di un villaggio lappone, un soldato finlandese arruolato dai nazisti ed un capitano dell’Armata Rossa si ritrovano a formare una “famiglia” totalmente sghemba, senza avere una lingua comune e combattendo con reciproci pregiudizi che impareranno a superare grazie alla loro forzata convivenza. I due soldati sono prigionieri condannati dai propri eserciti e rocambolescamente fuggiti al proprio destino, la donna è vedova da molti anni e accoglie a braccia aperte i due nemici, guardando oltre le loro uniformi e vedendo in loro solo due uomini che possono scaldare il suo focolare domestico. Su questi ingredienti, di per sè già molto allettanti, il regista Rogozhkin riesce ad imbastire una storia che rifugge gli eccessivi schematismi e risulta divertente per le incomprensioni linguistiche e i qui pro quo comici che ne risultano, affascinante per la eccellente fattura delle immagini e per la sapiente strutturazione di riprese e narrazione (notevole la collocazione, non puramente coreografica, dei personaggi nella sferzante natura del nord-Europa invernale). Si apre con un prologo “triste”, con i due soldati lasciati alla propria sorte di reietti dalle file del proprio esercito, la parte centrale è quella conoscitiva, che vede i tre protagonisti alla ricerca di una possibile modalità di relazione, e si chiude con un epilogo lirico-fantastico, in cui la donna, ancora legata alle tradizioni magiche del proprio popolo, opera una sorta di incantesimo che decreta la superiorità della magia e delle forze spirituali sugli impasse della logica e della comprensione linguistica razionale.

Molto interessante risulta anche l’ultimo dei film russi, Kollektsioner (Il collezionista): é la storia di un anziano che raccoglie un gruppetto di persone nella sua casa, sommersa e strapiena di oggetti, animali e fantasmi, perchè essi lo aiutino a dare un nome a tutti gli oggetti ed a catalogarli. Come nel Bulgakov de Il maestro e Margherita LINK ai vari personaggi, per l’aiuto prestato nella catalogazione della collezione, verrà dato ciò che loro hanno chiesto: il denaro, una donna, ma ciò non impedisce loro di rimanere persone morte, perse nel cammino della vita. Solo ad uno dei catalogatori toccherà la più grossa fortuna: una chance in più nella vita, che egli ottiene in quanto rifiuta i doni materiali del collezionista. Come si capisce il testo è molto ricco, e Grymov, pur provenendo dal mondo dello spot e della pubblicità, riesce a dare al romanzo una forma cinematografica più che dignitosa.

Per rispondere alla domanda iniziale, possiamo concludere che la scorpacciata di opere russe ci fa sperare nel cinema di quel paese. Che annovera oltre ai maestri presentati a Viareggio registi quali German, Konchalovskij (e suo fratello, il grande Nikita Michal’kov, anche se schierato su posizioni più decadenti, Sokurov, e registi giovani o nuovi come Kanevskij o Artur Aristakisjan. I periodi inquieti o difficili sono sempre ricchi di risorse per le arti…