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Sa Die 2010. La rassegna stampa

Cosa rappresenta la Festa del Popolo Sardo? Opinioni e pareri da giornali e siti web.

Bandera Sarda Viene festeggiata ogni anno il 28 aprile la ricorrenza di Sa Die de sa Sardigna che è stata istituita dal Consiglio regionale il 14 settembre 1993.

“Un doveroso momento di riflessione su una giornata storica ispirata dai vespri sardi del lontano 28 aprile 1794″.

Con queste parole l’assessore alla Pubblica Istruzione Maria Lucia Baire ha presentato la manifestazione Sonos po Sa Die de Sa Sardigna organizzata per gli studenti delle scuole secondarie della Sardegna il 27 aprile presso l’auditorium del conservatorio di musica “G.P. da Palestrina” a Cagliari.

“Ricorda i Vespri sardi”, spiega Aldo Accardo, docente di Storia contemporanea nella facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Cagliari in un articolo pubblicato oggi su L’Unione Sarda, “cioè l’insurrezione popolare del 28 aprile 1794 con la quale si allontanarono da Cagliari i piemontesi, in quella che è diventata famosa come “Cacciata”, e il viceré Balbiano in seguito al rifiuto del governo torinese di soddisfare le richieste di maggiore autonomia avanzate dai sardi”.

“Quest’anno la presidenza del Consiglio Regionale - ha scritto Claudia Lombardo, Presidente del Consiglio regionale, sempre sul quotidiano cagliaritano - ha voluto conferire un significato diverso alle celebrazioni di Sa Die . Dato il particolare momento di crisi si è preferito evitare la fastosità delle manifestazioni popolari e delle celebrazioni ufficiali”.

Una festa molto importante anche per Gianfranco Pintore che nel suo blog scrive: “Oe est sa Die de sa Sardigna, festa natzionale de su pòpulu sardu. Amentamus su 28 de abrile de 216 annos a como, cando sos casteddàios in sa Capitale de su Rennu de Sardigna, sos tataresos in Tàtari e sos aligheresos in S’Alighera nch’ant dispatzadu su Vitzerè Balbiano e unos treghentos funtzionàrios, su Guvernu de s’ìsula”.

Invece, secondo Fabio Canessa in un interessante articolo pubblicato sulla Nuova Sardegna, “messa lì, in mezzo a due ricorrenze come il 25 aprile e l’1 maggio, fa un po’ la parte della cenerentola”.

Ma una riflessione più accorta e meno celebrativa arriva da Oliver Perra sul sito di iRS: “Quella rivoluzione rimane un cammino non portato a termine, un nodo non sciolto. Ma questo fallimento non era inevitabile, non era predestinato e non era nella logica delle cose.

Questa ricorrenza dovrebbe fornirci la consapevolezza che allora si sarebbe potuto fare. Si sarebbe potuto avviare una riforma istituzionale che avrebbe concesso maggiore libertà e prosperità alla nazione sarda.

Si sarebbe anche potuto fondare una repubblica, come alcuni dei rivoluzionari democratici proponevano. Si sarebbe potuto fare tutto questo ma le contingenze e le scelte di alcuni hanno determinato l’interruzione di quel cammino.

Si sarebbe potuto fare allora, e questa giornata dovrebbe ricordarci che di fronte ad altri punti nodali della storia, potremo fare di nuovo, avremo di nuovo la responsabilità delle nostre scelte”.

Bona Die de sa Sardigna…