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Mario Monicelli in Sardegna

Proibito, film drammatico che riprende i temi e i personaggi dei romanzi di Grazia Deledda, fu girato in Sardegna nel 1954.

proibito A Tissi, comune di circa tremila abitanti in provincia di Sassari, se lo ricordano ancora quando nel 1954 giunse in paese la banda di Monicelli per girare Proibito, il secondo film diretto interamente dal regista di Viareggio senza la collaborazione di Steno.

Le riprese del film furono un vero e proprio evento per Tissi, Chiaramonti, Martis e gli altri centri del Sassarese, della Nurra, dell’Anglona e del Logudoro.

Tanto che a cinquant’anni di distanza il comune e la Pro Loco di Tissi hanno voluto ricordare il film attraverso la pubblicazione del libro Proibito. Memorie e immagini di un film di cinquant’anni a cura di Giovanni Sanna e Dario Bertini.

Per farsene un’idea basta leggere il bellissimo racconto contenuto nel libro e scritto da Salvatore Patatu che di quella inconsueta avventura fu testimone:

L’inconsueta avventura cominciò una mattina d’estate, allorquando un distinto signore (seppi successivamente che si trattava dell’assistente alla regia Ansano Giannarelli), si fermò in piazza e mi chiese se gli indicavo la strada per Nuraghe Ruju. Era un’informazione piuttosto semplice da dare. Mi chiese inoltre se il monumento era bello e prima di me rispose tiu Cicciu, un simpatico signore che disse:
“Un’accisu est! Tottu cantu pienu de pùlighe e de làddara de arveghe”…

Avevo appena compiuto i tredici anni e la mia fantasia galoppava più del cavallo di Mel Ferrer e di quelli dei banditi che lo accompagnavano alla tana del bandito Nazzari, il nuraghe appunto.

Un cast di prestigio quello arrivato a Tissi. Basti pensare ai due già menzionati nell’interessante stralcio del racconto di Tore Patatu: all’attore, autore e regista americano Mel Ferrer (sua prima moglie fu l’attrice Audrey Hepburn) e all’attore cagliaritano Amedeo Nazzari che in quegli anni era uno degli interpreti più apprezzati del cinema italiano ed eroe incontrastato di tutti i Sardi. E fu anche il primo film per l’attrice romana Lea Massari che avrebbe poi avuto una carriera di grande successo.

La pellicola fu ispirata al romanzo La Madre della scrittrice nuorese Grazia Deledda, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926, ma la trama del film non segue l’argomento principale del romanzo.

Infatti nel libro l’attenzione principale è rivolta alla descrizione del conflitto interiore di un sacerdote tra l’amore spirituale e quello carnale, conflitto distruttivo che la madre del prete cercherà di risolvere in ogni modo.

Invece nel film l’intreccio amoroso resta sullo sfondo e Don Paolo Solinas (Mel Ferrer), ritornato in paese, si trova a dover fare da mediatore per porre pace ad una faida tra due famiglie rivali: quella dei Barras e quella dei Corraine.

In tal modo la sceneggiatura del film di Suso Cecchi D’amico, Giuseppe Mangione e di Monicelli pone in luce altri temi “ricorrenti” nella produzione letteraria della Deledda, come il rapporto del bandito con la giustizia e la relativa distinzione tra giustizia degli uomini e quella di Dio, la sfiducia nella giustizia dello Stato e il ruolo dei mediatori nei conflitti sociali sardi del primo Novecento, per esempio.

Tuttavia, anche se il film può sembrare un regolamento di conti in stile western, fu comunque ambientato nella Sardegna di cinquant’anni fa, terra ricca di storie e di paesaggi da raccontare. E non fu un caso se a sceglierla fu uno dei più grandi registi e sceneggiatori italiani che da ieri non c’è più.