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Novembre in sardo

Donniasantu, Santu Sadurru, Sant’Andria, Sos Mortos.

novembre Il termine Onniasantu o Donniasantu deriva dal latino omnis sanctus, ovvero dal nome della festa che si celebra in questo mese per festeggiare i santi.

Tuttavia non è il solo nome presente in Sardegna per indicare il nome di Novembre, infatti ne esistono anche altri: Sos Mortos, perchè in questo mese c’è una festa importantissima dedicata ai morti; Sant’Andria e Santu Sadurru per le 2 importanti feste relative a questi santi.

In riferimento al calendario agrario che sempre ha avuto importanza nella vita dei sardi, diamo uno sguardo alle testimonianze di alcuni studiosi di tradizioni popolari relative al mese di novembre.

Bottiglioni in Vita Sarda scriveva: “Si suol dire che la seminagione può esser fatta in ogni mese fino a Marzo “si messàiu sese, beta trigu donzi mese”, ma per lo più si semina alla fine di Ottobre o ai primi di Novembre (Sant’Andria).

A Torralba aspettano la prima fase della luna per trarre gli auspici: il contadino prende una moneta e si fa il segno della croce dicendo:
Luna noa, luna bezza/ sanu mi agatas e sanu mi lessas./ Cun dinari in bùscia/ e cun trigu in lùscia….

Il primo lunedì del mese, quando nella Chiesa si fa una funzione per invocare il bene per tutti i trenta giorni seguenti, è propizio per la semina e il buon messayu va nel campo arato e sparge i chicchi di grano, mormorando: “’eo ti sèmino, Deus ti produa”…

Ormai non resta che attendere lo spuntare dei teneri germogli che si svilupperanno sotto le carezze del sole primaverile; ma intanto occorre prpiziarsi il favore celeste e per questo s’innalzano preghiere e si fanno novene ai Santi Patroni del paese”.

Wagner in La vita rustica invece scriveva: “La semina deve cominciare il primo lunedì del mese con la luna nuova; il contadino recita allora: «Luna noa luna bècia, sanu m’acatas sanu mi lessas, cun dinai in bussa e cun trigu in lussa!».

Poi egli prende una moneta, ci fa sopra il segno della croce, se la infila in tasca (bussa, buciaca), la tira fuori e guarda se nella faccia superiore si trova sa cruxi o su crastu: nel primo caso c’è la prospettiva di una buona raccolta. Allora si mescola il sale con la prima manciata di grano e si sparge.

Il grano viene seminato a spaglio (seminadura, preninura, prenimentu), cioè prendendo una manciata di semi (impuniadura) e facendole fare un arco che si deve incrociare con gli altri. La seminatura dev’essere preceduta da un’aratura poco profonda (cun s’arau de linna o arau sardu). I semi vengono ricoperti”.

Nel mese dedicato ai morti le feste sono poche e sempre a carattere locale. Importantissimi sono invece i riti legati alla ricorrenza dei morti. In tantissimi paesi della Sardegna esistono cerimonie funebri per i morti quali la cena per i morti o ancora diffuso è il rito della richiesta effettuata da bambini e ragazzi che chiedono dolci e frutta.