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Vita Sarda

Del linguista Gino Bottiglioni, fu la prima guida alle lingua e alla cultura tradizionale sarda.

Vita sarda Vita sarda di Gino Bottiglioni è un testo classico dedicato alla lingua e alle tradizioni popolari della Sardegna.

Fu pensato come testo per le scuole medie della Sardegna e pubblicato la prima volta nel 1925 dalla casa editrice Luigi Trevisini di Milano nella collana Canti, novelle e tradizioni delle Regioni d’Italia diretta da Luigi Sorrento col titolo Vita sarda. Note di folklore, canti e leggende.

L’opera divulgativa del Bottiglioni è quindi importante non solo perché rappresenta la prima guida, in senso moderno, alle lingua e alla cultura tradizionale sarda, ma anche perché fu un testo realizzato per un progetto didattico preciso, sviluppatosi all’interno di un contesto politico e sociale del tutto particolare.

Vita Sarda nacque sulla scia della Riforma Scolastica voluta dal pedagogista e filosofo Giovanni Gentile che aveva introdotto lo studio della “cultura regionale” nei programmi scolastici delle scuole del Regno d’Italia. E Gino Bottiglioni fu scelto perché in quegli anni si era già affermato come linguista e dialettologo, avendo inoltre pubblicato degli importanti studi sulla Lingua Sarda e la dialettologia italiana.

Il metodo scelto dal Bottiglioni per la stesura dell’opera seguiva i canoni scentifici del tempo ovvero il principio di non separare il linguaggio dalla civiltà che lo aveva prodotto. “Cose e parole” non dovevano essere disgiunte: il linguista non doveva occuparsi dei problemi di “linguistica pura” ma al contrario doveva conoscere e catalogare i prodotti della cultura materiale del popolo cui indagava il linguaggio.

Quindi seguendo tale canone anche Vita sarda si occupa sia di Lingua Sarda ma anche delle tradizioni popolari della Sardegna. E sebbene il libro fosse stato pensato per gli alunni sardi delle Scuole Medie, ebbe anche un notevole successo di pubblico e fu una delle opere di questo genere a maggiore divulgazione nell’isola.

L’opera è divisa in due parti: un saggio descrittivo e un’ampia antologia dialettale.

La prima parte è suddivisa in quattro capitoli. Nel primo, intitolato Una corsa per l’isola l’autore offre al lettore un riassunto geografico della Sardegna partendo dal nord per giungere all’estremo sud.

La storia sarda nei canti e nelle leggende popolari è invece il titolo del secondo capitolo e ha la forma di un itinerario storico con richiami alla tradizione orale. Argomento quest’ultimo che viene sviluppato nel terzo capitolo, intitolato Usi, costumi, credenze e superstizioni, che risulta essere il più corposo dei quattro. L’ultimo è invece intitolato Lingua e letteratura sarda e svolge un ruolo introduttivo alla seconda parte.

La seconda parte, intitolata Antologia dialettale, è suddivisa in sei sezioni dedicate ai sei dialetti parlati nell’isola (manca il Tabarkino): Campidanese, Nuorese, Logudorese, Gallurese, Sassarese e Algherese.

E’ composta da racconti popolari, canzonette e filastrocche, proverbi, brebus e scongiuri, indovinelli e scioglilingua, canti, gosos o goccius e poesie di vario genere. L’opera si chiude con due pagine musicali che contengono gli spartiti di Antonichedd’adoru e La disispirata.

Nel 1978 la casa editrice Libreria Dessì ha ripubblicato l’opera con un’interessante ed esauriente introduzione di Giulio Paulis e Mario Atzori, edizione che ha avuto varie ristampe sino ad oggi e che riscuote ancora un ottimo successo di pubblico. Un’opera che non può mancare nella nostra Biblioteca Sarda.