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Complimenti ad Andrea De Plano

Un interessante e preciso intervento di un insegnante e traduttore al quotidiano L'Unione Sarda.

unione Segnalato da Veronica Atzei, studiosa appassionata e autrice di ottimi racconti in Lingua Sarda, sul gruppo Facebook Contro lo spot Rai 2010 sui “dialetti”: vergogna, sono lingue vive! che si sta trasformando nel primo laboratorio virtuale di collaborazione tra appassionati e studiosi di lingue locali, regionali e minoritarie provenienti da tutte le regioni italiane e non solo, ho avuto il piacere di leggere un interessante intervento di Andrea De Plano, insegnante e traduttore.

L’articolo, inviato alla rubrica Lettere&Opinioni del quotidiano cagliaritano L’Unione Sarda (che finalmente il 19 dicembre 2010, si occupa del caso sugli “spot anti-dialetti”) è intitolato La Rai unisce, anzi discrimina ed offre un’attenta disamina dei motivi e delle ragioni che hanno spinto migliaia di cittadini italiani a protestare, al di là degli schieramenti e dei partiti politici.

L’autore della lettera parte da un punto essenziale, dal “concetto” fondamentale dell’esistenza dello spot medesimo:
la Rai avrebbe unificato l’italiano e gli italiani. L’enunciato agisce su due versanti: la prossima ricorrenza dell’unità d’Italia e l’unificazione linguistica, auspicata centocinquanta anni prima di oggi. Se ci si limitasse alla convinzione che la tv abbia realizzato l’unità linguistica, tutti saremmo d’accordo.

E poi prosegue:
Lo spot, che per limiti di durata temporale e sintassi compositiva non sviluppa analisi, confonde dialetti e lingue minoritarie, mettendo nello stesso calderone il sardo e dialetti di altre regioni.
Oltre a ciò appare evidente la discriminazione nei confronti dei dialetti e delle lingue di minoranza etnica.
La convinzione che ne trae il telespettatore è che senza la Rai avremmo difficoltà di comunicazione.
Tale convinzione passa sul cadavere delle lingue minoritarie e dei dialetti come chiunque potrà evincere dalla visione dello spot.

E qui l’autore dell’articolo mette in evidenza uno degli aspetti più importanti di tutta la vicenda. La polemica e la protesta riguardano sicuramente la Lingua Sarda che non è un “dialetto” o una variante linguistica della Lingua Italiana: c’è una legge dello Stato Italiano che afferma che è compito della Repubblica tutelare il Sardo perché minoranza linguistica storica.

Alcuni si sono fermati a questo punto, senza comprendere, come ha fatto egregiamente Andrea De Plano, che la discriminazione e la demonizzazione riguardano tutte le lingue locali e regionali che si parlano nel territorio italiano, al di là del fatto di essere o meno tutelate da una legge nazionale, regionale o comunale, o riconosciute dall’Unesco:

Non ci sto! Colui che parla in maniera diversa è diverso? È incolto? È inferiore? Se parlare la lingua nazionale è la norma, chi parla il dialetto appartiene al passato, si identifica come diverso.
Il messaggio va contro ogni sforzo compiuto in tutti questi decenni per la salvaguardia e la valorizzazione delle lingue minoritarie e dei dialetti. Chi li usa non produce incomunicabilità e incomprensione, tutt’altro! Un buon numero di italiani fa uso del dialetto nella comunicazione del quotidiano.

E prosegue:

La variegata situazione linguistica è stata a lungo oggetto di studio da parte di innumerevoli discipline e, è ormai acclarato, chi si esprime in dialetto o in lingua minoritaria non è certo meno colto, intelligente o capace di coloro che parlano italiano.
Si potrebbe anche obiettare che il linguaggio televisivo ha prodotto gravi danni alla grammatica ed alla sintassi dell’italiano nella comunicazione di numerosi telespettatori, ma sarebbe una ovvietà.
La confezione del messaggio dello spot è comunque costruita contro l’uso e la sopravvivenza stessa del dialetto e della lingua di minoranze etniche…

Mi scuso con il sig. De Plano per avergli “scomposto” lo splendido articolo, ma si tratta di un chiaro ed esaustivo ragionamento che non potevo non sottolineare. Pertanto invito tutti alla lettura dell’articolo nella sua forma completa e definitiva sul sito de L’Unione Sarda.

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