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Diego Corraine e la scrittura in Lingua Sarda

Un interessante articolo su La Nuova Sardegna su letteratura sarda e italiana.

Bernardo Atxaga Una banalità potrebbe sembrare l’affermazione di Diego Corraine sulla distinzione tra letteratura sarda e letteratura italiana.

Il suo argomento è semplice e chiaro: un romanzo scritto in italiano fa parte della letteratura italiana; uno invece scritto in sardo di quella sarda. In altre parole, la letteratura sarda sarebbe composta da opere scritte in Lingua Sarda, magari anche da autori non sardi, e lo stesso varrebbe per la letteratura italiana:

lo scrittore che può scrivere in diverse lingue vedrà la sua opera attribuita alla letteratura della lingua rispettiva. Ma anche che l’opera narrativa scritta in sardo da un non sardo apparterrebbe alla letteratura sarda, comunque. Tutte ovvietà, si potrebbe dire. E invece no. Anziché argomentare sulla sostanza della mia affermazione, qualcuno, compreso Fois, si è abbandonato ad accuse scomposte e considerazioni malevole. Evidentemente ho toccato nervi scoperti“.

Non la pensano così infatti alcuni scrittori sardi che scrivono in italiano. Essi vorrebbero infatti far parte dei due insiemi: quello della letteratura italiana e quello della letteratura sarda. Per costoro l’elemento che garantirebbe l’intersezione dei due insiemi sarebbe il fatto di esser nati in Sardegna.

In altre parole il ragionamento sarebbe questo: popiché sono sardo ciò che scrivo appartiene all’insieme “letteratura sarda”, ma poiché scrivo in italiano, il mio prodotto deve far parte anche dell’insieme “letteratura italiana”.

Un argomento questo che sembra confondere un po’ la linearità logica del ragionamento di Corraine, il quale scegli un solo elemento (la lingua) per distinguere l’insieme di appartenenza e suggerisce agli scrittori sardi di “sforzarsi” a scrivere anche in Lingua Sarda se vogliono far parte della letteratura sarda:

Perché scrittori sardi in italiano vogliono che la loro opera sia considerata anche letteratura sarda, quasi che considerarla come letteratura italiana sia sminuente o un’offesa? Mi aspetterrei il contrario. Perché il fatto di non essere considerati come appartenenti alla letteratura sarda li infastidisce, se già ottengono tanto successo dentro la letteratura italiana con decine di migliaia di lettori?

Se il fatto di non appartenere alla letteratura sarda è sentito come una ferita, una mancanza, il rimedio più efficace è che i nostri scrittori provino a scrivere anche in sardo oltre che in italiano.

Voler appartenere a due letterature, con la sola scrittura in italiano, perché si è sardi o perché sardo è il mondo che viene descritto, non sembra coerente con le considerazioni che comunemente valgono per casi simili al nostro, anche se può forse saziare un desiderio di appartenenza.

Gli esempi riportati da Corraine sono chiari ed evidenti: lo scrittore basco Bernardo Atxaga fa letteratura basca e non spagnola perché scrive in basco, ma poi è tradotto in decine di lingue, compreso l’italiano. Lo scrittore catalano Eduardo Mendoza, invece, fa letteratura spagnola e non catalana perché scrive in spagnolo, ma poi è tradotto in decine di lingue, compreso l’italiano, e mai viene considerato “letteratura catalana”, sicuramente non dai Catalani.

Tuttavia Corraine sa bene che il suo ragionamento non servirà a molto poiché il discorso sulla letteratura sarda e l’inclusione di scrittori sardi che pubblicano in italiano nell’insieme “letteratura sarda” a prescindere dalla lingua utilizzata nasconde un mutamento politico e culturale, forse anche antropologico, di più vasta portata: quello di “una identità sarda senza una lingua di riferimento propria, senza il sardo”.

L’identità di un popolo deve cominciare dalla lingua secondo Corraine, e ciò deve valere anche per gli scrittori.

Per saperne di più:
L identità di un popolo comincia dalla lingua: ciò valga anche per gli scrittori