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Notte de chelu

Scritta da Pietro Casu, è una delle canzoni natalizie sarde più conosciute.

notte de chelu La canzone natalizia in Lingua Sarda più conosciuta e cantata, soprattutto dai cori polifinici, è Notte de chelu di Pietro Casu.

Egli fu parroco di Berchidda ma anche uno dei personaggi più importanti nella scena culturale sarda del primo Novecento.

Notte de chelu fu scritta insieme ad altre canzoni sacre natalizie per la Novena del 1927 con il contributo di Antonio Sanna che le musicò riprendendo la tradizione sarda:

Notte de chelu es custa: d’ogni sinu / de allegria si sentit bundare,
ca in sa grutta es nadu su Bambinu / dai s’inferru pro nos liberare.

Es nadu, es nadu, es nadu su Bambinu / Enide, enide tottus a l’ammirare / enide a l’adorare / enide a l’adorare, a l’amare.

Iss’hat lassadu su chelu lughente / e bennid’est a sa grutta a penare,
che fizigheddu de povera zente / e fit su fizzu de su Re divinu.

Es nadu, es nadu, es nadu su Bambinu / Enide, enide tottus a l’ammirare / enide a l’adorare / enide a l’adorare, a l’amare.

Subra sa paza l’ana collocadu / ca non b’aiat lacu a reposare,
ma sos Anghelos l’ana acoltegiadu / tra sas istellas fatendhe caminu.

Es nadu, es nadu, es nadu su Bambinu / Enide, enide tottus a l’ammirare / enide a l’adorare / enide a l’adorare, a l’amare.

Pustis sun sos pastores acudidos / che poveritos a lu saludare
e tra lughe de chelu si sun bidos / e tottu an bid’oro in su terrinu.

Es nadu, es nadu, es nadu su Bambinu / Enide, enide tottus a l’ammirare / enide a l’adorare / enide a l’adorare, a l’amare.

Pannos no at sa Mama a lu estire / ma sa lughe l’hat chelfid’ammantare:
no at prendhas né oro a si frunire, / m’a tott’astros e mundhu in destinu.

Es nadu, es nadu, es nadu su Bambinu / Enide, enide tottus a l’ammirare / enide a l’adorare / enide a l’adorare, a l’amare.

Il linguaggio del canto è, come spesso accade nei canti natalizi, volutamente semplice e carico di gioia e speranza. Si nota anche l’utilizzo del termine italiano bambino che sardizzato diventa bambinu: una parola che nella Lingua Sarda non esiste. Non si tratta certamente di un errore da parte di Pietro Casu che della Lingua Sarda Logudorese fu un esperto conoscitore, ma di un voluto effetto “semantico” e sonoro.

Infatti, nel suo Vocabolario Sardo Logudorese - Italiano alla voce bambinu c’è scritto:
bambìnu: s.m. bambino.
Si usa solo per il Bambino Gesù.
In custa notte es nadu su Bambinu (Canz. di Natale).

Si tratta quindi un cultismo proprio del linguaggio ecclesiastico utilizzato da Pietro Casu per enfatizzare la figura del Bambin Gesù, per metterne in evidenza la sua specialità e l’atmosfera che emana la sua venuta al mondo.

Libera traduzione: una notte celestiale è questa che abbonda di segni di allegria, perché nella grotta è nato il Bambino affinché ci liberi dall’Inferno. E’ nato il Bambino, venite tutti ad ammirarlo, ad adorarlo, ad amarlo.
Egli infatti ha lasciato il cielo stellato, luminoso ed è venuto a soffrire nella grotta come figlio di povera gente, Lui figlio del Re divino. E’ nato il Bambino, venite tutti ad ammirarlo, ad adorarlo, ad amarlo.
Lo hanno messo sopra la paglia perché non c’era mica una culla (lacu = bartzolu) per farlo riposare, ma gli Angeli lo hanno accolto realizzando un percorso tra le stelle. E’ nato il Bambino, venite tutti ad ammirarlo, ad adorarlo, ad amarlo.
Poi sono giunti i pastori a salutarlo umilmente, e si sono ritrovati in mezzo alla luce del cielo e hanno visto la terra tutta dorata.
E’ nato il Bambino, venite tutti ad ammirarlo, ad adorarlo, ad amarlo.
La Madre non ha nulla da mettergli, ma la luce le ha voluto ricordare: non ha gioielli ed oro, ma tutti i pianeti e il mondo in regalo!
E’ nato il Bambino, venite tutti ad ammirarlo, ad adorarlo, ad amarlo.