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Quando muore una lingua si oscura un cielo

Da "Lettera a un giovane sardo" dell'antropologo Bachisio Bandinu, un intenso ragionamento sulla Lingua Sarda: comunicazione, immagine e scuola.

lettera «Ogni volta che muore una parola si spegne una stella». Quando muore una lingua si oscura un cielo. Oggi nel mondo ci sono seimila lingue : tremila spariranno nel giro di trent’anni.

Muoiono le parole, i proverbi, le metafore che per secoli un popolo ha usato per amare, lavorare, comunicare. Muore persino quella parte del sentimento e della ragione che solo quella lingua incorpora in una specificità secolare e intraducibile.

Tace una voce che ha cantato la nascita e la morte. Parole sussurrate nella promessa d’amore, parole strozzate nel momento dell’agonia.

Mutos e attitos, saluti e preghiere, maledizioni e auguri. La lingua esprime, definisce una visione della vita.

Per secoli la lingua cammina per un lungo percorso di metafore che nascono e di metafore che muoiono. Alcune parole si stancano di significare, altre le sostituiscono. Il linguaggio cambia continuamente.

Dominazioni straniere hanno imposto le loro lingue per sottomettere e per facilitare la dipendenza. Ma la lingua, vietata, impedita, contaminata, ha resistito. Eliminare la lingua sarda non è riuscito a secoli di dominazione, riesce oggi a trent’anni di modernizzazione…

…Quando negli anni Cinquanta si è diffusa nei paesi della Sardegna la scuola media si impose il divieto della parlata locale. I ragazzi dovevano lasciare il loro universo di parole fuori dall’aula. La parlata della famiglia, dei genitori, del vicinato e della comunità è stata classificata come negativa, povera e rozza.

Ha dominato una concezione sottrattiva della lingua: come se il sardo sottraesse parole e cultura all’italiano.

Una guerra insensata e feroce per sterminare una patrimonio comunicativo fondamentale per agganciarsi attivamente alle nuove esigenze storiche. Con l’arrivo della televisione lo schermo diventa la fonte di parola e di informazione espressa sempre in italiano…

L’errore sta nel credere che la lingua sia il deposito conosciuto e usato del vocabolario, e invece la lingua è una forza e una capacità creativa

…Ma perché difendere la lingua sarda?
Parlino pure i sardi la loro lingua. Non sono forse liberi di farlo?
Si finge di dimenticare che la libertà di parlare è un’operazione sociale e politica da riferire alle basi materiali della significazione e della comunicazione.

Non si può parlare in sardo nei programmi televisivi, nei giornali, nella scuola, nell’amministrazione, nelle attività lavorative. Dunque non vengono date al sardo le pari opportunità dell’italiano.
La lingua sarda ha visto restringersi il campo della sua azione e i confini della sua conoscenza.
Non c’è stata la volontà politica di parlare in sardo e in italiano lo sviluppo economico, le trasformazioni sociali, la mediazione culturale…

…Certamente c’è l’urgenza di padroneggiare un italiano più corretto e più ricco nonché di imparare le lingue straniere, ma questa esigenza non può che fondarsi sulla lingua materna e sulla cultura del proprio territorio e del proprio patrimonio di civiltà. Altrimenti si attua una acculturazione forzata che produce uno spossessamento e una alienazione.

Insomma «la necessità dei tempi nuovi» nasconde un preciso carattere ideologico che bisogna rifiutare…

…La psico-linguistica e la psico-pedagogia del linguaggio hanno messo in evidenza l’importanza della lingua materna nella formazione della personalità di base del bambino…

…Facciamo un esempio: quando il bambino ascolta dalla mamma «fillu miu» o «fizu meu» l’immagine acustica che se ne fa il bambino non corrisponde all’italiano «figlio mio», anche se i due sintagmi hanno lo stesso significato. In linguistica si dice che hanno due diversi significanti

…Tutto ciò è sufficiente per rifiutare la tesi funzionalistica della lingua che si presenta secondo questa formula: l’inglese oggi è più funzionale e più utile del sardo perché permette una comunicazione internazionale.

In verità il sardo è altrettanto utile perché investe la comunicazione profonda dell’individuo con se stesso, con la famiglia, con la comunità, su cui si basa successivamente la più ampia comunicazione col mondo…

…Gli studi più recenti confermano l’importanza di una formazione e di una esperienza bilingue e biculturale. Tra sardo e italiano c’è uno spazio intermedio: ciò che li separa e ciò che li unisce. Cogliere questo spazio significa godere del contributo di entrambe le parlate. Così si esplora uno spazio creativo di linguaggio che non è solo la somma dei due universi linguistici. Al contrario lo scontro tra le due lingue e la discriminazione del sardo hanno prodotto l’ibrido con conseguente impoverimento delle due parlate…

…Dal bilinguismo non deriva solo un vantaggio per gli aspetti intellettivi e cognitivi del linguaggio ma anche per le ragioni emotive, corporee, libidiche del parlare e del comunicare.

Oggi in Sardegna resistono ancora molti pregiudizi circa l’insegnamento bilingue nella scuola. Sono riserve che molto spesso derivano da una non corretta conoscenza del problema. Si pensa al sardo come a una vera e propria materia scolastica, con voto e magari bocciatura.

Se ne contesta l’obbligatorietà e si teme il vincolo della costrizione anche per chi non volesse apprenderlo.
Altri ancora paventano che si sottragga tempo all’italiano e alle altre materie, con un aumento delle discipline da studiare.

Alla base di questi atteggiamenti c’è molta ignoranza ma anche un’incredibile ostilità alla propria lingua. È davvero difficile spiegare perché molti sardi (intellettuali, insegnanti, giornalisti, casalinghe) mostrino una manifesta avversione alla propria lingua che è vista addirittura come lingua nemica.

Sembrerebbe più ovvio aspettarsi un sentimento di difesa e di attaccamento al proprio universo-personale, familiare e comunitario. E invece c’è un incredibile risentimento.

Forse la psicoanalisi può aiutarci a spiegare questo fenomeno davvero contraddittorio. Alla base c’è un processo di identificazione negativo con la propria immagine linguistica che appare come rozza, antiquata e insufficiente.

Insomma, il sardo guardandosi allo specchio della propria lingua non si piace, non si ama. Si sente sminuito, quasi soggetto a derisione o a compatimento. Respinge un’identità che gli sembra negativa e si identifica in un’altra lingua come strumento di riscatto e di riconoscimento sociale…

…In verità nell’educazione bilingue interviene una nuova pedagogia dell’insegnamento e un nuovo indirizzo di formazione dello studente. L’obiettivo è di ricomporre la frattura tra cultura locale e cultura globale, legando l’esperienza famigliare, ambientale del ragazzo al più vasto orizzonte delle relazioni mondiali. Il progetto didattico è quello di costruire currriculi intermedi che facciano da tramite tra cultura locale e programmi ministeriali, a favore di una formazione integrale del ragazzo…

L’insegnamento del sardo nelle scuole parte dalla parlata del proprio paese nel confronto con altre varietà. Immediatamente dopo ci si avvia verso la definizione di una koinè, di una lingua comune…

Bachisio Bandinu, Lettera a un giovane sardo, Edizioni Della Torre, Cagliari 1996.

Per saperne di più:
Lettera ad un giovane sardo - Unilibro

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Che cos’é la Cultura Sarda - da La rivolta dell’oggetto di Michelangelo Pira