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Carnevale a Mamoiada

E se vuoi un carnevale che non ce n'è un altro su tutta la terra, vattene a Mamoiada che lo inaugura il giorno di Sant'Antonio.

cambosu L’interesse suscitato dal progetto sulla valorizzazione della parlata locale di Mamoiada ha spinto alcuni lettori di queste pagine ad interessarsi in modo più approfondito alla cultura locale del centro barbaricino.

Da parte mia, io consiglio di visitare il sito mamoiada.net dove è possibile trovare tutte le informazioni su Mamoiada, la sua lingua, le sue tradizioni e, visto che la Festa di Sant’Antoni ‘e su fogu si avvicina, è possibile anche trovare informazioni relative al vitto e all’alloggio.

Inoltre posso consigliare la lettura delle pagine dedicate da Salvatore Cambosu al carnevale di Mamoiada:

Carrasecare maccu, de peccados unu saccu, d’allegria fattu e margura.

Ieri notte, 16 gennaio, l’allegra catasta bruciò in piazza per tutti.
Oggi, diciassette, come ogni anno e dal tempo dei padri, è tornato il carnevale.

È tornato con i prigionieri muti: vecchi prigionieri muti, vecchi cattivi vestiti alla rovescia, con la cintura di campanacci e la collana di sonagli. Dura, di duro legno o di sughero è la loro maschera di lutto. Camminano a passo di bue aggiogato e sotto peso; scuotono a colpi di spalla le loro sonagliere, ora con questa ora e lo squillo è uno solo.

Dice la sonagliera: «È finita, è finita».
Dure, giovani guardie li circondano, che solo di tanto in tanto prendono al laccio l’amata o gli amici che guardano dai margini della strada il triste armento che passa.

Salvatore Cambosu, Miele Amaro, Vallecchi 1954. (Il Maestrale, Nu 1999)