Zio Mario ed il poeta di Orgosolo

Pensieri e parole di Tziu Màriu, matto per tutti, saggio per pochi.

pianeta A Zio Mario non lo conoscevo mica davvero, ma solo per sentito dire. “Piticheddu su macu” era il complimento meno pesante che avevo sentito su di lui. E così anch’io me ne ero costruito l’immagine di matto e basta.

Sino a quando un giorno, quasi per caso, andai a consegnarli un libro che aveva acquistato su internet.

Allora facevo il corriere espresso e consegnavo pacchi, fiori, libri, posta. Fu così che lo conobbi realmente. Lessi il titolo del libro da consegnare e mentre mi metteva la firma nel foglio della spedizione, zitto e immurvonito come pochi, gli dissi: “bello dev’essere questo libro… non l’ho mai letto…”.

“Intzandus candu torras ti ddu contu e ki bolis ti ddu arregalu puru…” mi rispose secco secco. Da allora lo vedo praticamente tutte le settimane, anche se non faccio più il corriere espresso. Lo vado a trovare per chiaccherare, per parlare di libri, del mondo, della vita.

Una sola condizione mi ha posto. Anzi due.

La prima è di non dire a nessuno che non è matto come tutti credono, che lui la sua fama di “macu pèrdiu” se l’è conquistata anno dopo anno, in modo da avere l’opportunità di dire quello che vuole quando vuole, che “a is maccus totu est permìtiu”, così non gli rompono neanche le palle…

La seconda è che mi parlerà sempre e solo in sardo.

E io gli ho detto di si… Figuriamoci se mi perdevo l’occasione di imparare da un matto acuto osservatore del mondo, di ascoltare la sua opinione, di rubargli un po’ della sua condizione di uomo navigato, una mistura di Corto Maltese e Guglielmo di Occam, Nathan Never ed Erasmo di Rotterdam…

Anche oggi che sono appena tornato dalle vacanze di Natale e ho deciso di portargli un pensiero dall’Alto Adige o Sud Tirol fate voi, lui mi riceve con gioia, come se a trovarlo andasse uno dei tanti nipoti che non lo cagano più perchè invece che regalargli soldi gli regalava sempre libri…

Anche oggi mi apre la porta, lo saluto, fa il caffè. Gli do il regalo e gli dico subito che non è un libro. Lui mi guarda con quello sguardo da sirbone del diavolo che porta dentro e si mette a ridere,mentre dal pacchetto estrae un confezione di salsicce di cervo, dicendo “e po kini m’as pigau… la ca is macus pàpanta e bùfanta che is atrus cristianus” .

Bevuto il caffè e appese le salsicce, mi porge un regalo, tutto “ben’imboddicau”. Un libro. Lo apro. Ha la copertina verde con un disegno in bianco e nero. Si intitola “Su Pianeta ‘e Supramonte. Cantadas in sardu”. Leggo il nome dell’autore: “Peppino Marotto”.

“Chi è?” chiedo a Zio Mario andando a cercare le notizie biografiche dove c’è scritto

Peppino Marotto è nato ad Orgosolo nel 1925 e la sua vita si è spesso intrecciata con le vicende che ne hanno segnato la storia negli ultimi conquant’anni. Le sue convinzioni di giustizia sociale e la sua caparbietà barbaricina gli son valse la galera e il confino. Il suo desiderio di comunicare gli ideali di emancipazione e di libertà lo hanno portato a cantare nelle piazze della Sardegna e del mondo…

“E chini fiat?” mi risponde… “Càstia beni…” aggiunge indicando le poche righe scritte a penna sotto la scheda dell’autore: mortu bociu sàbudu su 29 de su Mes”e Idas de su 2007, cun-d unus cantu scupetadas a sa traitora…

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