
La lingue scandinave moderne discendono dal ramo del gruppo germanico settentrionale, che si è evoluto dal germanico comune. Vediamo brevemente gli sviluppi del ceppo nordico dal II secolo al Medioevo.
Il germanico comune (lingua indoeuropea) si divide in tre grandi gruppi:
1. settentrionale, da cui si sono sviluppate le moderne lingue scandinave;
2. orientale, cioè il Gotico, ormai estinto;
3. occidentale, che ha generato lingue come l’inglese, il tedesco, il nederlandese.
Il germanico settentrionale o nordico è il ramo più unitario rispetto agli altri gruppi: in esso le divisioni linguistiche sono avvenute più tardi, questo perché i popoli scandinavi sono rimasti a lungo nei loro territori d’origine, spostandosi solo intorno al IX secolo.
Il periodo che va dal II al IX secolo presenta, quindi, una lingua unitaria in tutta la Scandinavia, ampiamente documentata dalle incisioni runiche.
Dal IX secolo, con le espansioni vichinghe, la lingua nordica attraversa i confini della Scandinavia e inizia una fase di mutamenti e innovazioni che sfocia nel cosiddetto norreno.
Con norreno si indica la lingua letteraria dell’Islanda e della Norvegia medievali dall’XI al XIV secolo, è infatti detto anche antico islandese o antico nordico.
Dopo la conversione al Cristianesimo in Islanda e in Norvegia venne introdotto l’alfabeto latino e l’usanza di scrivere su pergamena, quindi anche il norreno è ampiamente documentato attraverso scritti legislativi e poetici, ma soprattutto attraverso le saghe. I primi manoscritti islandesi conosciuti sono dei testi giuridici e risalgono al 1118.
Dal norreno discendono le lingue moderne: islandese, norvegese, svedese e danese, ma anche il ferorese o feringio, la lingua parlata nelle isole Fær Øer. L’islandese è la lingua che ha subito meno influssi e meno mutamenti rispetto alle altre, si è poco evoluta ed è quindi ancora molto simile al norreno.

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