
Alla fine della guerra fra Asi e Vani si tenne un convegno tra gli dèi. Per suggellare la tregua tutti gli dèi sputarono in un grande vaso: da questo liquido nacque un essere estremamente saggio, Kvasir. Egli iniziò a girare il mondo elargendo saggezza.
Due nani, Fjalarr e Galarr, per impossessarsi della sua saggezza lo uccisero: raccolsero il suo sangue e lo mischiarono al miele. Ottennero così una bevanda preziosa: l’idromele. Bevendo l’idromele si acquistava saggezza.
I due nani uccisero il gigante Gillingr e sua moglie. Il figlio, Suttungr, catturò i nani per vendicare i genitori, ma Fjalarr e Galarr gli proposero di consegnargli l’idromele e aver salva la vita. Suttungr accettò e nascose l’idromele nelle viscere di una montagna e mise a guardia sua figlia.
Odino volle impossessarsi dell’idromele: si recò da Baugi, fratello di Suttungr, e fece in modo che i nove schiavi al suo servizio si uccidessero tra di loro. Poi, dopo essersi trasformato in gigante, si propose come lavorante: egli avrebbe lavorato al suo servizio tutta l’estate al posto di 9 uomini, in cambio voleva un sorso dell’idromele della poesia.
Al termine dell’estate Baugi andò dal fratello, ma egli non volle dargli l’idromele. Ma Baugi sapeva dove era nascosto e lo disse a Odino. Egli riuscì a forare la roccia e trasformatosi in serpente riuscì a penetrarvi.
Davanti alla figlia di Suttungr riprese l’aspetto di un gigante e giacque con lei tre notti. In cambio ottenne il permesso di bere tre sorsi: uno per ogni notte.
Dopo aver svuotato la terza coppa si trasformò in aquila e volò verso Asgardhr. Qui lo aspettavano gli altri dèi con una coppa nella quale egli sputò l’idromele.
Da quel giorno Odino regala l’idromele agli dèi e agli uomini che si dimostrano degni di ricevere saggezza e poesia.
Si dice che del liquido sia caduto inavvertitamente durante il travas,o sulla terra: degli uomini non degni se ne sono impossessati: questi uomini non sono dei poeti, ma dei poetasti.

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