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L'Edda poetica

Carmi mitici ed eroici che risalgono all'epoca dei vichinghi: scaldi sconosciuti che narrano le vicende degli dèi e degli eroi

La maggior parte dei testi che costituiscono l’Edda è contenuta nel Codex Regius, un manoscritto ritrovato nel 1643 e conservato nella biblioteca Reale di Copenaghen.

E’ composto da 45 fogli riuniti in 6 fascicoli. Tra il quarto e il quinto fascicolo vi è una lacuna.

Il ritrovamento di questo manoscritto confermò l’ipotesi secondo la quale Snorri scrisse la sua Edda basandosi su testi più antichi.

In un primo momento questa Edda fu attribuita al poeta Saemund il Saggio e fu chiamata “Edda Seamundi multiscii“. Questa attribuzione fu smentita in seguito, ma ormai quel nome è entrato nell’uso comune.

Questa Edda viene chiamata Edda poetica, o più semplicemente Edda, distinguendola dall’Edda di Snorri.

L’Edda è divisa principalmente in carmi mitici, dedicati agli dèi, e carmi eroici, dedicati agli eroi.

La sezione dei carmi mitici si apre con la Volospá, un carme di carattere cosmogonico. Continua con altri 3 carmi: Hávamál, Váfthrúdhnismál, Grimnismál, For Skirnis, dedicato a Freyr, e 5 carmi dedicati a Thor Hárbarzliodh, Hymiskidha, Lokasenna, Thrymskvidha e Alvissmál.

La serie dei carmi degli eroi comincia con 3 carmi: Helgakvidha, Hundingsbana e Helgakvidha Hiorvarzsonar e si conclude con 15 carmi ispirati alla leggenda dei Volsunghi.

Nelle edizioni moderne ai carmi dell’Edda si sono aggiunti altri carmi che originariamente non si trovavano nel Codex Regius, ma che per la loro struttura possono essere ascritti alla tradizione eddica o che hanno aiutato la ricostruzione dei testi del Codex Regius.

Di nessuno degli autori dei carmi dell’Edda si sa l’origine né il tempo in cui visse, quindi per quanto riguarda il periodo si prende in considerazione un grande lasso di tempo che va dal 500 al 1200 d.C.

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