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Quali sono le lingue slave?

Siete sicuri di sapere quali sono le lingue slave? Ecco qualche informazione fondamentale!

Le lingue slave sono parlate da circa 400 milioni di persone e rappresentano il gruppo linguistico più diffuso in Europa. Sono di origine indoeuropea come le lingue romanze (cui appartiene l’italiano), quelle germaniche, baltiche (lituano e lettone), il greco, l’albanese e l’armeno. Questo significa che tutte queste lingue hanno in comune qualche particolarità lessicale e grammaticale.
Però queste somiglianze sono, ahimè, assai inferiori alle differenze per cui se sperate che un russo capisca qualcosa di un vostro discorso o di poter comprendere cosa sta dicendo un bulgaro rimarrete alquanto delusi!

Tra una lingua e l’altra dello stessa famiglia, invece, le cose cambiano: come un Italiano può capire più o meno uno Spagnolo o un Francese, così un Polacco può capire un Russo senza grosse difficoltà. Anche tra le varie lingue slave però ci sono ovviamente notevoli differenze.

Esse hanno avuto origine da una lingua comune, indicata come protoslavo, di cui non si hanno però testimonianze scritte, a differenza di quanto avviene per le lingue romanze che derivano dal latino. Le prime testimonianze di una lingua slava scritta rislagono al IX secolo e sono in antico bulgaro, che quindi dovrebbe rispecchiare il più possibile una situazione in cui le varianti linguistiche erano molto limitate, e perciò è chiamato anche slavo antico. Da questa lingua si sviluppò lo slavo ecclesiastico, usato come lingua religiosa e letteraria fino al ‘700 in moltissimi Paesi slavi pur con delle varianti nazionali e attualmente ancora usata nella liturgia della Chiesa russa.

Le lingue slave attuali si possono suddividere in diversi gruppi, secondo motivazioni geografiche e culturali che ne hanno determinato affinità e differenze. Fondamentale è la divisione geografica in tre gruppi: lingue slave meridionali, occidentali e orientali. Ognuna di queste aree ha infatti delle caratteristiche specifiche (link filologici) omogenee. Al primo gruppo appartengono sloveno, croato, serbo, macedone e bulgaro, al secondo polacco, ceco, slovacco e sorabo, al terzo russo, ucraino e bielorusso.

Un’altra divisione molto importante dal punto di vista culturale è invece la differenziazione tra i Paesi slavi di tradizione ortodossa e quelli di tradizione cattolica e/o protestante. Questa divisione si rispecchia nel tipo di alfabeto adottato e ha una motivazione storica: i Paesi che furono convertiti alla religione cristiana dai Greci di Bisanzio adottarono l’alfabeto cirillico di derivazione appunto greca e la religione ortodossa, mentre quelli convertiti da popolazioni romanze o germaniche già convertite da Roma iniziarono a usare il latino e conseguentemente i loro alfabeti si svilupparono utilizzando le lettere dell’alfabeto latino.

Le lingue che si servono dell’alfabeto cirillico sono: bulgaro, macedone, serbo, russo, bielorusso e ucraino, mentre le restanti impiegano alfabeti di derivazione latina con l’aggiunta di vari segni diacritici per indicare suoni propri delle diverse lingue.
Le lingue come il ceco o il croato sono usate anche per la traslitterazione scientifica dei vocaboli in alfabeto cirillico.

Esiste infine una particolarità che riguarda esclusivamente bulgaro e macedone: mentre tutte le altre lingue slave non possiedono l’articolo ma hanno una declinazione molto marcata con 6 o 7 casi diversi tra loro (Nominativo, Genitivo, Dativo, Accusativo, Vocativo, Strumentale e Locativo) , un po’ come nel buon vecchio latino, bulgaro e macedone hanno l’articolo posposto al sostantivo.

Una caratteristica che unisce tutte le lingue slave è invece l’aspetto verbale, per cui si distingue un’azione puntuale, che ha avuto o avrà luogo in un momento ben preciso nel tempo, indicata dall’aspetto perfettivo, da un’azione che prosegue, è proseguita o proseguirà nel tempo, indicata dall’aspetto imperfettivo.