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L'origine delle lingue, una spiegazione biblica?

Uno studio filologico

L’origine della diversità delle lingue è narrata nella Bibbia (Genesi 11.1) con un fatto singolare: questa diversità fu voluta da Dio per impedire che gli uomini costruissero un’opera monumentale che sfidava il Signore stesso; in epoca medievale lo stesso Rabano Mauro nel suo De Universo dice ancora “linguarum diversitas exhorta est in aedificatione turris post diluvium”.

L’autore del passo biblico, avendo narrato il fallimento degli dèi che si volevano adorare sulle torri mesopotamiche, invita a leggere nel nome di Babel un ricordo di tale insuccesso, facendo un accostamento paretimologico con la radice “bll” ‘confondere’, da cui sarebbe derivata la forma “balbel” e poi, per contrazione, “babel”.

Cos’è un accostamento paretimologico? E’ un tentativo da parte di chi sconosce l’etimologia di una parola di darle un significato; un po’quello che fecero i greci della parola persiana “akshainas” che significa ‘nero’ ed era riferita al Mar Nero. Quando il termine fu adattato alla fonetico greca come “axeinos” casualmente significò ‘inospitale’ e quindi i greci lo modificarono per scaramanzia in “euxeinos” (Eusino) ‘ospitale’.

Allo stesso modo l’autore di Genesi spiegò paretimologicamente (e con un pizzico di artificio voluto perché l’ossatura triconsonantica delle parole semitiche difficilmente si stravolge) il termine babel come derivante da balal o bilbel , mentre in realtà era derivava dall’accadico (assiro-babilonese) “bab-ilu” o “bab-ilani” che significa ‘città del dio’ o ‘città degli dei’. Il significato originario di ‘città degli dei’ è confermato dal fatto che il termine assiro è un calco del sumerico (lingua ben più antica dell’ebraico e dello stesso assiro) “ka-dingir-meš” ‘città degli dei’ in cui l’ideogramma “dingir” ‘dio’ compare anche nella grafia assira.

In realtà tutta la vicenda non deve essere presa alla lettera proprio perchè essa altro non è che una spiegazione simbolica del fatto che in un certo periodo quel popolo perse la sua unità disgregandosi per far posto ad interessi particolaristici ed individuali come se parlassero lingue diverse, e le genti (in particolare ebraiche) ad esso sottomesse videro in queste vicende il risultato di un intervento divino.

Se questo passo di Genesi fosse interpretato letteralmente entrerebbe in contraddizione non solo con la spiegazione filologica sopra esposta, ma anche coi precedenti passi di Genesi 10.5, 10.20 e 10.31 in cui la diversità delle lingue viene già menzionata per tre volte senza dichiarare che fosse un castigo di Dio, lasciando capire che la diversità linguistica è un fatto naturale e scontato.

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