L'arte del tradurre

Un'attività diffile che richiede capacità interpretativa

Il tradurre è l’azione di dare al significato di una frase, espressa in una lingua diversa, il significato equivalente in un’altra lingua. Non è tuttavia sufficiente tradurre parola per parola sostituendole, ma occorre ripensare la frase nella lingua di destinazione. S le due lingue prese in causa sono della medesima famiglia i problemi sono minimi. Ma nel momento in cui si deve tradurre una frase complessa in una lingua totalmente diversa da quella d’origine, in cui il valore delle singole parti non è esattamente lo stesso per vari motivi, allora l’operazione risulta molto più difficile e bisogna ricorrere ad una buona dose di interpretazione: una frase francese come “voudriez-vous une cigarette?” in tahitiano dovrà suonare più o meno così: “puhipuhi i te avaa va?”, che tradotto letteralmente significa “soffiate cosa molto amara?”.

L’idea che la traduzione possa essere un’arte letteraria è esclusiva dei popoli civilizzati con un livello di istruzione molto elevato e si è sviluppata in diversi stadi a partire dai glossari che venivano compilati a fianco delle opere del passato o religiose (glosse di Reichenau) per spiegarne con parole semplici e d’uso corrente il termini più difficili e dotti o per suggerire parole corrette (Appendix Probi) al posto di quelle ritenute volgarismi che in realtà furono alla base del lessico romanzo.

Si osservi un estratto delle glosse di Reichenau che spiegano alcuni termini in uso nella Bibbia latina, vv. 170-175 Codex Augiensis CCXLVIII:

Accelerare : celiter facere

Adsum : presens sum

Avidus : cupidus

Austum : potationem

Abigere : reicere
Addicit : adfligit

E ora un estratto dell’Appendix Probi, vv. 52-60:

dolium non doleus

calida non calda

frigida non fricda

vinea non vinia

tristis non tristus

tersus non tertus

umbilicus non imbilicus

turma non torma

celebs non celeps

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