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Motivazione linguistica

Domanda

Gent. Prof. Lupini, sono uno studioso di lingua cinese e affrontando la materia della lessicologia da un punto di vista teorico, ho incontrato la nozione di motivazione, di cui però non ho trovato alcuna definizione. Le sarei molto grato se potesse chiarirmi cosa è esattamente la motivazione linguistica, anche in rapporto all'etimo, al significato e ad altre nozioni correlate. Grazie per l'attenzione Tommaso Pellin

Risposta

Salve.

In merito alla motivazione bisogna fare alcune premesse. Bisogna partire dal concetto di arbitrarietà. L'arbitrarietà in senso stretto comporta che il segno non è "causato" (non è determinato da relazioni necessarie di causa ed effetto) e non è "motivato" (non è determinato da alcun rapporto di somiglianza, ossia non presenta, appunto, motivazione). Ad esempio la parola "albero" non è determinata da alcun rapporto di causa-effetto né di somiglianza con il concetto "albero". Questo non significa, naturalmente, che non debbano esistere "segni motivati" (anzi, nella tradizione della semiotica di Peirce questi sono di norma chiamati "icone", in quanto il significante intrattiene con il significato un rapporto di "somiglianza"), ma solo che i segni linguistici di norma non lo sono.

Va detto che sono state (già dallo stesso Saussure) notate delle particolari aree della lingua in cui la motivazione appare determinante: si tratta, in generale, delle onomatopee (ad es. il "sibilare" del vento o l' "ululare" del lupo) e del lessico cosiddetto espressivo (ad es. "mamma", "bua", "pupu", ecc.). Il fenomeno è indubbiamente reale.

La motivazione è anche quando riconosciamo in una parola un "motivo" per cui debba essere così; ad esempio, in tempi remoti la parola "luna" era "luksna", cioè "la lucente" e questa parola era motivata (spiegabile) perché vi si riconosceva la radice "luk" (luce); però nel momento in cui la parola diventa "luna" non riconosciamo più nulla di spiegabile e quindi in termine viene percepito come immotivato.

In conclusione, se il principio della motivazione fosse fondamentale ci aspetteremmo una somiglianza maggiore tra le espressioni delle varie lingue, ed, anzi, se fosse in gioco un vero principio causale ci dovremmo aspettare una identità totale. In realtà, anche in questo caso, la convenzionalità finisce per avere la meglio, confermandosi come la caratteristica dominante.

tom*** - 16 anni e 10 mesi fa
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