
La vecchia porta di legno marrone del negozio da barbiere della foto non vi avrebbe fatto attardare, dato che non c’era merce in vetrina, e le finestre erano appannate per il vapore e la sporcizia.
Avreste notato il barber’s pole a righe rosse e bianche che si proiettava dalla parte frontale del negozio denotando il suo duplice ruolo di barbiere chirurgo.
Se la vostra curiosità avesse avuto la meglio, e se per caso aveste guardato attraverso la finestra, avreste visto diverse parrucche impolverate penzolanti dai ceppi di legno vagamente a forma di teste.
La vostra attenzione avrebbe potuto essere distratta dal numero di vasi con sangue coagulato, di fianco ad alcune vecchie bottiglie di gin contenenti dei denti putrefatti.
Queste esposizioni erano lì a pubblicizzare l’abilità di cavare i denti e di fare salassi per disturbi minori.
Se aveste guardato all’insegna sopra al negozio ne avreste vista una consunta, verniciata a mano, che proclamava ‘Sweeney Todd, barbiere”.
E se aveste avuto bisogno di una sbarbata, avreste potuto entrare nel negozio. Nell’aprire la porta, un vecchio campanello arruginito avrebbe tintinnato per annunciare il vostro arrivo.
Una volta all’ interno del negozio, non avreste avuto un’ impressione migliore di quella avuta dell’esterno. Pesanti travi di legno marrone attraversavano il soffitto basso, incontrandosi con le pareti scure, che non facevano altro che renderlo ancor più tetro.
Le fiamme di due lampade ad olio guizzavano ad ognuna delle estremità del negozio e venivano accese solo quando l’ultimo barlume di luce naturale era svanito. Una panca sudicia scorreva lungo il muro, dove si trovavano alcune lenzuola dall’aspetto sporco, alcune con macchie di sangue, che venivano messe attorno al collo dei clienti pronti per essere sbarbati.

Cinzia Di Gennaro








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