Il Nocillo

Ed ecco il leggendario "nocillo" con la ricetta della mia nonna. Con questa preparazione oltre a digerire i peperoni:-) digerite anche i sassi :-)

Il nocino e le noci di san Giovanni

“… unguento unguento
mandame alla noce de Benevento
supra acqua et supra vento
et supra omne maltempo “.

Contro il logorio della vita moderna…Ricordate la vecchia pubblicità del Cynar, il liquore a base di carciofo pubblicizzata dal mitico Ernesto Calindri, il quale nello spot televisivo dell’epoca, fine anni sessanta inizio settanta, lo sorseggiava seduto a tavolino, nel bel pieno di una piazza cittadina immersa nel traffico, come a voler digerire tutto l’incessante ritmo ed il caos della citta’.

Ai tempi delle nostre nonne non esisteva il Cynar, ne tantomeno il ramazzotti e successivamente il più venduto tra i farmaci per i disturbi di stomaco, il malox quale estremo rimedio a situazioni di stress e tensioni al quale il nostro quotidiano ci sottopone ogni giorno, quindi con l’aiuto delle piante si realizzavano ottimi elisir che venivano utilizzati in casi estremi. Difatti lo chiamano nocino in Emilia Romagna, mentre nei quartieri più antichi di Napoli c’è ancora chi continua a riferirsi a questo liquore definendolo “merecina”, la medicina.

La ricetta più accreditata, infatti, prevede che nell’alcool vadano messi in infusione 13 noci, 13 chicchi di caffè crudi e 13 tostati, 3 chiodi di garofano, 3 cortecce di cannella e 3 cucchiai di zucchero.

La preparazione di questo “elisir-liquore” a parte i riferimenti numerologici è incentrata su una ritualità comune alle preparazioni tradizionali del nostro paese e le sue proprietà digestive, si devono alle spezie ed agli oli essenziali contenuti nel mallo.

Altre erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprieta’ sono esaltate e alla massima potenza.

Le erbe più note da raccogliere nella notte del 24 sono: l’iperico detto anche erba di S. Giovanni; l’artemisia chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena protettiva anch’essa e il ribes rosso che proteggeva dai malefici.
Oltre a quelle sopra citate erano anche ricercate: Vischio, Sambuco, Aglio, Cipolla, Lavanda, Mentuccia, Biancospino, Corbezzolo, Ruta e Rosmarino.

Con alcune delle piante sopra citate era possibile fare “l’acqua di San Giovanni”: si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d’acqua che si lasciava per tutta la nottata fuori casa.
Alla mattina successiva le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.
Altre erbe, usate nella medesima maniera davano origine ad altri tipi di acqua di s. Giovanni (ci sono delle variazioni tra regione e regione), che servivano comunque sempre contro il malocchio, la malasorte e le malattie, di adulti e bambini.

Inoltre, la notte di s. Giovanni, e’ legata a tantissime forme di divinazione, che utilizzano come base acqua e/o piante. Le divinazioni piu’ famose vertevano sull’indovinare qualcosa del proprio futuro amoroso e matrimoniale. Una di queste è quella del “piombo fuso”: versato nell’acqua si raffreddava velocemente e dalla forma assunta si traevano previsioni sul mestiere del futuro marito. Vi e’ anche una versione di questo metodo che al posto del piombo prevedeva l’utilizzo dello zolfo.

Una delle tradizioni racconta che in occasione della magica e rituale notte di San Giovanni, 24 giugno, appena poco dopo il solsitizio d’estate, le donne con lunghe scale e piccoli panieri di vimini rivestiti all’interno con tele di sacco scomparivano nel buio della campagna, per poi riunirsi sotto il noce e la più esperta, a piedi nudi , saliva sulla scala, sceglieva le noci più adatte e più integre, le toccava appena per non togliere il velo di rugiada, e le riponeva delicatamente nel paniere. Nel frattempo nell’aia erano stati accesi dei falò: qui si depositavano a terra, su sacchi vuoti, le noci appena raccolte affinché potessero ricevere ancora, fino al mattino, la guazza notturna. Una volta tagliate in quattro le noci venivano poste, assieme all’alcool, in vasi di vetro ed esposte al sole per 40 o 60 giorni.

L’altra, quella che viene trasmessa oralmente nella mia famiglia ci dice che per ottenere un ottimo “nocillo” le noci verdi, non ancora mature dovevano essere rubate da una ragazza illibata, a piedi nudi la notte di San Giovanni. I tempi cambiano e anche i costumi e mi sa che ottenere un nocillo buono come quello delle ns. nonne riuscirà difficile, ma noi comunque ci proviamo lo stesso :-) Il perche’ tutto avvenga proprio nella magica notte di san Giovanni ha una duplice spiegazione: gli erboristi, definiscono questo periodo come “tempo balsamico”, la noce si trova nel suo momento migliore con i profumi derivanti dalla maggior presenza di linfa, oli e vitamine, mentre meno attendibile scientificamente ma sicuramente più seducente è invece, la tesi che attribuisce la scelta della data al solstizio d’estate che per il calendario precedente a quello Gregoriano non cadeva il 21 giugno, ma il 24. Dunque, nella notte del trionfo della luce sulle tenebre, le streghe si raccoglievano sotto i rami degli alberi di noce per i loro demoniaci sabba.

Ma leggende e tradizioni a parte questo elisir è dunque entrato della tradizione culturale e gastronomica della nostra regione ed in particolare nei paesi vesuviani e nella Penisola Sorrentina.

Nocillo

Ingredienti:
- Alcol l. 1;
- 13 noci;
- 13 chicchi di caffé tostato;
- 3 chiodi di garofano;
- g. 3 Cannella;
- 1 noce moscata;

Preparazione
Tagliare le noci in 4 parti unirle all’alcol insieme ai chicchi di caffè a noce moscata appena schiacciata, i chiodi di garofano, e la cannella tritata,
L’infuso va lasciato nello spirito dentro un grosso barattolo ermeticamente chiuso e tenuto all’aperto al sole e all’aria, per 40 gg.
Passato detto tempo, si filtra l’alcool per liberarlo da tutti gli ingredienti che sono
in fusione, e si prepara uno sciroppo a parte con un bicchiere di acqua e 3 cucchiai di zucchero, facendola sciogliere sul fuoco al bollore.
Quando questa sarà fredda l’aggiungeremo all’alcol e lasceremo riposare il liquore per altri 40 giorni
Trascorso questo tempo si filtrerà ancora il nocino e si potrà servirlo;
E’ un ottimo digestivo, meglio dell Idraulico Liquido !!!
E non si butta niente….:-))infatti alcuni usano mettere a macerare gli ingredienti della fusione,in un litro di vino bianco secco, ottenendo un ottima “specie di liquore”
che può sostituire degnamente il vinsanto

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