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Il Papa Ghiottone

Tra i personaggi citati da Dante nella sua Divina Commedia, e precisamente nel canto del Purgatorio appare questo voracissimo papa Martino IV, al secolo Simon de Brion (1281-1285), ghiottissimo di anguille....

“…Purgo per digiuno
l’anguille di Bolsena e la vernaccia”‘
Voluto a tutti i costi al soglio pontificio del Re di Francia Carlo d’Angiò (1206-1285), è passato alla storia più per il suo appetito che per il suo impegno pastorale, considerato dai conoscitori di cose vaticane un vero disastro per la Chiesa.
Martino IV, infatti, fu talmente malvisto dai romani che non accettarono a casa loro un Papa imposto e succube di un sovrano straniero, neppure per la cerimonia dell’incoronazione che avvenne ad Orvieto, che con Montefiascone divenne sua residenza (zone, guarda caso di buon vino ed ottimo pesce del Lago di Bolsena!).

Insomma la sua nomea di gran ghiottone è stata tale che finanche il Tommaseo (1802-1874), secoli dopo, non poté esimersi commentando il verso 24 del XXIV canto del Purgatorio dal citare uno scanzonato epitaffio che si diceva fosse stato scolpito, a suo tempo, sulla tomba di Martino IV (super eius supulcro).

Eccolo:

“Gaudent anguillae quod mortuus hic jacet ille qui, quasi morte reas, excoriabat eas”

Gioiscono le anguille perché giace qui morto colui che, quasi fossero colpevoli di morte, le scorticava.
Secondo alcuni storici tra cui l’umanista Landino, Martino IV morì proprio di “grassezza ed indigestione” del saporito pesce del lago di Bolsena cucinato e annaffiato con la buona Vernaccia.

Infatti nei registri delle spese alimentari della mensa pontificia dell’epoca risulta che il pesce rappresentava il 7% degli acquisti ed era consumato ovviamente il venerdì, giorno deputato alla penitenza, ma talvolta anche il sabato ed alla vigilia della festa di Santi importanti come San Lorenzo (il 10 agosto) e Sant’Andrea (il 30 novembre).
Erano soprattutto i pesci dei fiumi e dei laghi vicini a Roma che arrivavano nelle cucine papali e tra questi spiccavano per la loro carne bianca e saporita proprio le anguille di Bolsena.
La Chiesa infatti nel Medioevo ammetteva il largo consumo del pesce perché disponibile in abbondanza. L’anguîlla poi era tenuta in gran conto per la sua carne grassa, stimata cibo di gran pregio.’

La sua forma poi, simile a quella del serpente, le dava il sembiante ambiguo di un peccato quaresimale e la sua immagine fu sempre irrimediabilmente legata all’idea della ghiottoneria ed alla crapula di chierici, prelati… ed anche di Papi.

In molti scritti culinari di questo secolo appaiono numerose ricette di torte, timballi, pasticci preparati con questo saporito pesce, assurto a simboli di irresistibile peccato di gola e di pontificia gozzoviglia.

Martino IV morì di indigestione a Perugia il 28 marzo 1285 e, secondo un antico e rigoroso cerimoniale, la sua salma fu lavata con vernaccia riscaldata e aromatizzata a dovere con erbe segrete e specialissime dal farmacista pontificio!
(Liberamente tratto da: “di Giubileo in Giubileo - Buon appetito Santità - Mariangela Rinaldi e Mariangela Vicini - Ed. Golosia)

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