Questo sito contribuisce alla audience di

Zeppole del cavalcanti

Nella versione dialettale e poetica di Ippolito Cavalcanti Duca di Buonvicino


Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, nacque il 2 settembre 1787 e morì a Napoli, con molta probabilità nel 1859. La sua famiglia, di antica nobiltà fiorentina e calabrese prima che napoletana, discendeva direttamente dal famosissimo Guido Cavalcanti, amico di Dante e poeta dei dolce stíl novo.
Benché il suo biografo più accreditato, Pietro Martorana, nelle sue “Notizie biografiche”, assicuri che il duca non trascurò i “suoi doveri di nobiltà”, si può supporre che dedicò almeno venticinque anni alla stesura e continua riscrittura di questo suo fortunatissimo trattato “La Cucina Teorico Pratica”, che avrebbe composto, come lui stesso ebbe a scrivere, per “divagarsi nei momenti d’ozio”.
La primissima edizione fu pubblicata nel 1837.
Per meriti tecnici, e per le innovazioni proposte, l’opera riscosse subito grandissimo successo ed in pochi anni surclassò l’allora dominante Il Cuoco Galante di Vincenzo Corrado. Nell’arco di più di 70 anni, La cucina teorico- pratica verrà riproposta dìeci volte, sempre con lo stesso titolo. L’ultimissima edizione apparve, postuma, nel 1910.

Zeppole
di Ippolito Cavalcanti Duca di Buonvicino


Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza caraffa d’acqua fresca, e nu bicchiere de vino janco, e quando vide ch’accomenz’a fa lle campanelle, e sta p’ascì a bollere nce mine a poco a poco miezo ruotolo, o duje tierze de sciore fino, votanno sempre co lo laniaturo; e quanno la pasta se scosta da tuorno a la cazzarola, allora è fatta e la lieve mettennola ‘ncoppa a lo tavolillo, co na sodonta d’uoglio; quanno è mezza fredda, che la puo’ manià, la mine co lle mmane per farla schianà
si per caso nce fosse quacche pallottola de sciore: ne farraje tanta tortanelli come sono li zeppole, e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio, attiento che ta tiella s’avesse da abbruscià; po co no spruoccolo appuntuto le pugnarraje pe farle suiglià, e farle
venì vacante da dinto; l’accuonce dinto a lo piatto co zuccaro, e mele.
Pe farle venì
chiù tennere farraje la pasta na jurnata primma.”

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti