Questo sito contribuisce alla audience di

La Pastasciutta

La Pastasciutta Emblema della nostra cucina, la pasta è diventata patrimonio internazionale, anche se, diciamo che all’estero continuano a propinarcela scotta,  fino a desiderare il ritorno al[...]

La Pastasciutta

Emblema della nostra cucina, la pasta è diventata patrimonio internazionale, anche se, diciamo che all’estero continuano a propinarcela scotta, 
fino a desiderare il ritorno al suol natio dopo lunghi ed interessantissimi viaggi, ritornando ad un concetto fondamentale e di base, che all’estero
non sanno mangiare :-)).

Insegnate
ai vs. amici anglosassoni a preparare la pasta

a cura di Virna guida di Easy-English


Simbolo di una elimentazione godurosia, rivalutata dal punto di vista
nutrizionistico e salutistico, specie in questo periodo di Mucca Pazza.

Con un bel piatto di pasta non si sbaglia mai, sia per una cucina prettamente casalinga e per la propria famiglia, sia quando si hanno amici a cena e si vuol fare bella figura:

fantasia, estreo, un buon condimento unito al piacere del convivio e dello stare a tavola scambiando allegramente quattro chiacchiere e i vostri ospiti si alzeranno da tavola soddisfatti, satolli e complimentandosi
con la cuoca specie se ad accompagnare le vostre creazioni c’e’ un buon
bicchiere di vino
:-)

 

 
Pare che ad inventare la pasta non siano stati ne’ i napoletani ne’ i nostri amici dagli occhi a mandorla, ma bensì gli arabi che la chiamavano con il nome di itija ed era un impasto di semola seccato
per garantire l’limentazione dei nomadi. Gli arabi diffusero poi tale prodotto nei paesi da loro conquistati e probabilmente furono i genovesi a diffondere in Italia la tecnica di produzione (in dialetto genovese tria significa
pasta e probabilmente l’etimlogia del termine ricorda quella araba.
Altra convinzione comune, era quella che la pasta si fosse diffusa fra strati più poveri della popolazione; eppure a Napoli, considerata la patria dei maccheroni, nel 1600 la pasta rappresentava un cibo di lusso;
Matilde Serao nel suo  Ventre di Napoli ci racconta che i napoletani  erano definiti mangiabroccoli o mangiafoglie e solo più
tardi nel 1700 viene riconosciuto come mangiatore di pasta.
“Un fatto simpatico e curioso risale al 1930,quando, sulla Gazzetta Popolo di Torino Filippo Tommaso Marinetti,

fondatore del Movimento futurista scriveva: “…crediamo anzitutto necessaria l’abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana”. Vincenzo Agnesi rispose per le rime con grande
senso dell’humour, esponendo nel suo museo, a fianco di questo documento, una foto dello stesso Marinetti intento a divorare un enorme piatto di spaghetti in un noto ristorante milanese.
Dopo le alterne fortune riservate alla pasta negli ultimi trent’anni, osteggiata negli anni ’70 come cibo ipercalorico e riabilitata negli anni ’80 da nutrizionisti e dietologi che ne esaltano le virtù e le potenzialità
per chi desidera perdere peso (in quanto nutre e sazia anche in piccole quantità), in questi anni ’90, ossessionati dalla new age e dai cibi sani, maccheroni e spaghetti hanno trovato nuovi sostenitori.

 

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti