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Le pappardelle con i carciofi del cuciniere mascherato

Il Cuciniere mascherato non dorme mai. questo credo che l'abbiate imparato un po tutti, e non vi dico io, quando sopraggiungono i suoi messaggi misteriosi e mi chiedo: - Chissa' cosa mi avrà inviato oggi :-) Ed eco una sua ricetta.....

 

 

 

 

Al massimo, qualche volta, si assopisce…Anche perché, di solito, viene svegliato dal suo stesso russare…  pronto a rubare ai ricchi (in questo caso un ristorante torinese “di collina”) per dare ai poveri (i disperati cybernauti di SUPEREVA).

 

PAPPARDELLE AI CARCIOFI

(per i soliti quattro – 4 – gatti):

- 5-6 carciofi con relativi gambi (ma perché a Napoli li tagliano sempre via, i gambi? So’ buoni e, dato che, sempre dalle mie parti, i carciofi si vendono a numero e non a peso, perché privarsene?)

- Uno spicchio d’aglio

- Un pizzico di capperi al sale

- 50 g di olive nere (a Napoli si chiamano di Gaeta, ma, a Gaeta ci tengono a precisare che sono di Itri: confermo. Gli uliveti stanno là: in collina). Ovviamente rigorosamente snocciolate[1].

- Un paio di acciughe sott’olio,

- Due spicchi d’aglio, peperoncino, olio e.v. d’oliva.

 

Esecuzione

Pulite e tagliate i carciofi a pezzi piccoli. Quindi da un carciofo  ricavarne otto o sei spicchi, a seconda delle dimensioni. I gambi in due o quattro pezzi, longitudinalmente.

Fate imbiondire dolcemente uno spicchio d’aglio in abbondante olio d’oliva e.v.

Togliete l’aglio dall’olio.

Friggete i carciofi nell’olio insaporito dall’aglio  (è questa la finezza: così il carciofo si profuma di aglio e l’olio, di carciofo).

Scolate i carciofi con la schiumarola e adagiateli su carta assorbente (quella del pane è perfetta): i carciofi devono essere fritti = dorati, ma non neri. Neppure crudi, però: bisogna avere il coraggio delle proprie fritture.

Mentre bolle l’acqua della pasta aggiungete i capperi e le acciughe nell’olio caldo; le olive un po’ dopo: devono dare prendere e dare  sapore,  non cuocere. Le acciughe, invece, vanno smosse un  po’ con il mestolo.  Devono consumarsi fino a sparire.

Calate le pappardelle: se sono fresche, devono stare sul fuoco proprio un niente.

Scolatele e mantecatele nell’olio aggiungendo i carciofi , e l’altro spicchio d’aglio spremuto  (tranquilli: la polpa dell’aglio non resta a rendere indimenticabile il vostro alito. Il maschio e latino afrore è dovuto alla scorza, ma, quella, resta nello spremiaglio… ma tenite sempe ‘a stessa capa!  L’Appuntamento, il Sesso, la Copula… E tranquillizzatevi nu poco! Il calendario dice che la primavera è già qui, ma il clima no.  Ed io non so voi, ma il mio affare a leggere ancora non ha imparato.  Il freddo, però lo sente benissimo…)  

Mescolate continuando a cuocere per qualche secondo, poi spegnete e spruzzate di prezzemolo tritato.

Servite con parmigiano grattugiato fresco.

Questo sito non è particolarmente protetto per  giovanissimi e persone impressionabili, per cui non vi dico quanto il raffinato quanto pomposo ristorante sabaudo fa pagare un piatto di queste pappardelle: suggerisco, però alle cuciniere femminucce di chiedere un grazioso e generoso regalo ai partner per i quali avranno cucinato, ed ai cucinieri maschietti di chiedere alle graziose e golose partner di assumere la posizione….. dimenticavo: giovanissimi ed impressionabili possono leggermi!  Insomma: sono sicuro che i miei cucinieri avranno le idee CHIARISSIME su COSA chiedere e COME  farsela dare….

 

 

Zozzo

[1] Lo so che le olive nere (di Itri, di Itri, non di Gaeta) non ci vanno nello snocciolatore, perché sono piccole. Ma un vero cuciniere non si scoraggia: fere un taglio verticale all’oliva, strisciando col coltello sul nocciolo,  serrare l’oliva tra pollice ed indice ai due estremi del t aglio e schiacciare leggermente. Il nocciolo salta via abbastanza facilmente.

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