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Mistrà

Il Mistrà prende il suo nome dalla città bizantina da cui i veneziani importavano un liquore a base di anice verde, attualmente e' il liquore marchigiano più famoso e conosciuto oltre i confini regionali

MISTRÀ


L’amaro Sibilla vede la luce nel 1868 ad opera dell’erborista Giacomo Varnelli. Preparato utilizzando erbe e radici provenienti dei Monti Sibillini alle quali veniva aggiunto del miele, immediatamente ottenne i consensi del pubblico. L’azienda Varnelli attualmente è guidata dalle quattro eredi , che ne valorizzano ogni giorno la ricchezza dei loro prodotti attraverso una politica che non solo salvaguarda la qualità, ma che arricchisce ulteriormente l’immagine a garanzia di quanti hanno scelto e continuano a scegliere il marchio che porta il nome della famiglia. Il rigoroso rispetto della tradizione e la rinuncia alle produzioni di scala non impediscono alle eredi di far conoscere le specialità dell’azienda a un numero sempre maggiore di estimatori e di affermarle anche nei più qualificati ambienti, come quello della ristorazione di qualità, dei sommelier, dei barman professionisti dell’AIBES. Ottenuto per infusione di anice verde su di una base superalcolica con aggiunta in alcuni casi di stellato cinese.

Fonti storiche ci raccontano del mistrà e di altri enoliti anisati di cui ne veniva fatto uso pastori e contadini del maceratese e di altre regioni mediterranee ed europee in genere. Gli enoliti, acquaviti e liquori, si cominciano a diffondere intorno all’anno 1500 e con il passare del tempo si moltiplicano e si differenziano per aromi e proprietà. Gli enoliti anisati sono aromatizzati con anice verde, pimpinella anisum, L., pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Umbrelliferae. Prima ancora che come aromatizzante per liquori, tale pianta veniva usata dai Romani precristiani, sempre con scopi terapeutici nella preparazione del “vinum hippocraticum”, miscela di acqua, vino e anice. In epoca ancora precedente, l’anice era uno dei trentasei ingredienti del “mithridatium“, bevanda medicamentosa formulata da Crateva, medico del mitico Mitridate, leggendario re che poteva bere impunemente dei veleni. L‘anetolo è una sostanza che assunta in piccole dosi, ha azione eupeptica, digestiva, eccitante della secreazione ghiandolare, antimicrobica, antifungina, antifermentativa. Sembra in grado di stimolare la produzione di leucociti e di svolgere azione immunodepressiva. La medicina antica ne faceva tanto uso che i Pastori dell’Alta Val Nerina lo portavano con sé nei lunghi inverni passati a svernare con le greggi in luoghi umidi e malsani come la Maremma. (cfr. Anna Maria Fedeli, contenuto nella rivista della Provincia di Macerata, Terra delle armonie, anno VII, n°3, 1997)

Giacomo, risiedeva nel cuore dei Monti Sibillini, ora Parco Nazionale, e dallo studio delle piante officinali di quella terra trasse l’idea per numerose ricette di distillati ed amari tra i quali primeggiò appunto l’Amaro Sibilla molto utilizzato a quei tempi anche come antimalarico ed antifebbrile per l’alto contenuto di Genziana e China Calyssaia.
Ma la grande invenzione ( di famiglia ) si deve a suo figlio Antonio Varnelli che , interpretando e raffinando la diffusa ricetta marchigiana del mistrà, creò il “Varnelli” : forte, elegante ed inimitabile bevanda al gusto di anice che divenne ben presto il fiore all’occhiello della Distilleria Varnelli tanto da portare il nome della famiglia. Sia il mistrà e l’anisetta nascono dall’uso di aromatizzare l’alcol, estratto dai residui d’uva. La gradazione è intermedia, ricca di aromi e virtù. Il mistrà (da Misithra o Misistra, città bizantina dalla quale i veneziani importavano il liquore d’anice) è diffuso nell’Ascolano e nel Maceratese ed è oggi il tipico e più conosciuto anche oltre i confni stessi della regione tra i liquori prodotti localmente.
L’azienda produce inoltre il «persico», il «caffè moka» e il «mandarino». Il «persico», maturato più di venti anni, ha un sapore di pesca intenso e delicato e viene utilizzato come ingrediente per cocktail e long drink oppure per aromatizzare spumanti e champagne. Il «caffè moka», di moderata gradazione, è puro caffè senza aggiunta di essenze e coloranti; si serve liscio con il dessert o sopra il gelato. Il «mandarino» è invece un liquore dolce ottenuto dall’omonimo frutto, che può essere gustato liscio, miscelato o come punch.
Il mistrà è servito puro per i suoi intensi aromi o come correzione al caffè. È ottimo anche come digestivo, ma è anche dissetante, diluito in acqua naturale freschissima. È squisito a piccole dosi sul sorbetto al limone e ravviva il gusto di creme in pasticceria.
In cucina serve per fiammeggiare il coniglio in porchetta già cotto e per marinare il carpaccio.

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