Er Tantra de' noantri

Ho avuto modo di conoscere Tiziana Colusso, nel corso di una serata organizzata dalla Libreria Jonathan Livingstone di Sant'Agnello, e proprio in quella serata, Tiziana lesse, con il suo unico ed inconfondibile modo di recitare, questa poesia, che a me e' piaciuta molto, tanto da volerla ospitare nella mia rubrica gastronomica :-)

Autrice di narrativa, poesia, testi teatrali, fiabe, saggistica. Dopo la laurea in Letteratura Comparata a Roma si trasferisce per periodo a Parigi, specializzandosi all’Université Paris-Sorbonne e collaborando con La Republique Internationale des Lettres.
Attualmente è Responsabile Esteri del Sindacato Nazionale Scrittori e membro del direttivo dello  European Writers’ Congress.

Tra le sue pubblicazioni Il sanscrito del corpo, Fermenti 2007;
Italiano per straniati, Fabio D’Ambrosio Editore, 2004;
Né lisci né impeccabili, Arlem 2000,
La criminale sono io – ciò che è stato torna a scorrere  Arlem 2002;
Il Paese delle Orme, Edizioni Interculturali 1999;
Le avventure di Gismondo, mago trasformamondo,GIARA Edizioni Musicali, 1998,
La terza riva del fiume (Ed. Impronte degli Uccelli 2003).
A partire dal 1995 ha partecipato a numerose antologie di prosa e poesia e a vari Festival Letterari in Italia e all’estero.
E’ tradotta  in Francia, in Belgio e in Slovacchia. E’ redattrice della webreview “Le reti di Dedalus” e collabora con la rivista “Buddismo e Società”.
Vive a Roma, ma se ne allontana spesso e volentieri.

Una poesia di Tiziana, recitata con il suo stile inconfondibile, in una serata alla Libreria Jonhatan Livingstone di Sant’Agnello:

 

Er tantra de’ noantri
da Italiano per Straniati - Fabio d’Ambrosio ditore

LEI: Stasera, cheri, mi sento un poco strana
Sarà la congiunzione di Saturno e Marte
ma avrei voglia di sesso come arte…

LUI: A nena, viè qua!
Te faccio vede er tantra de Testaccio
t’arivorto, te giro, te rintorcino

LEI: Ma sei demente?
prova ad andare oltre il corpo, oltre la mente.

LUI: Che voi, mentecatta? Annà “oltre la mente”?
A me lo dichi, che le cervella
me le fo in padella?

LEI: Ma insomma! Sei pure professore!
Quando t’ho conosciuto
mi citavi i versi di Tagore…

LUI: A’ sgarrupata,
nun ce fa la saputa
che un romano verace,
puro  si divenne professore
c’ha sempre er magnabbevi dentro ar core.

LEI: Ca suffit, scarafaggio!
Ti lascio nel tuo buco e me ne parto.
Pensi che non ho il coraggio?

LUI: Ma che, gnente gnete me voi accannà
p’annà dritta a Katmandu
a fatte intruppa’ dagli indù?
E allora sai che ti dico?
Io me ne vado ad Ariccia
a trovà er nirvana dentro na sarciccia

(SIPARIO)

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Pubblicato il 29 maggio 2008 in: Cucina & Letteratura

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