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Il Mirto

Il liquore di mirto, detto semplicemente mirto o mirto rosso, è un liquore popolare, diventato ormai il simbolo della regione Sardegna ma viene fatto anche in Corsica, ottenuto per macerazione alcolica delle bacche di mirto o di un misto di bacche e foglie.

In dialetto napoletano viene chiamato a’ murtella ma altri non e’ che il mirto, la parola deriva dal latino Myrtus che a sua volta deriva dal greco Myrtos, ma probabilmente l’origine della parola è semita.
Il sostantivo Myrtos è legato al mito greco di Myrsine, una giovane donna imbattibile nelle gare di atletica e che venne trasformata da Atena in un arbusto di Mirto per aver superato un giovane in una gara ginnica.
Myrtò era un’amazzone greca che combatte l’eroe Teseo. L’accostamento del Mirto alle amazzoni sottolinea il legame strettissimo di questa pianta con la femminilità, ma anche la sua estraneità alla tradizione greca indoeuropea. Nell’antica Grecia il Mirto era anche considerato una pianta funebre.

Una delle piante più importanti dell’antica Roma, e secondo Tito Livio la citta’ nacque dove era spuntato l’arbusto.
Due sono le varietà di mirto: il rosso quello più diffuso è famoso per le sue bacche, il bianco apprezzato invece per i germogli.
Si dice che il mirto crescesse spontaneo in Grecia, nell’Italia meridionale e in tutte le isole esposte al vento ed al sole.
E’ comune nella macchia mediterranea, ma anche sui monti.
Viene anche coltivato da tempi antichissimi sia per scopo alimentare sia ornamentale (per fare siepi).
Noto ai Greci, da cui trassero molte leggende, il mirto era utilizzato anche dai romani per curare l’ulcera e malattie dell’apparato respiratorio;


Simbolo dell’amore, sia sacro che profano, sui capelli, che venivano pettinati con sei trecce in onore delle vergini vestali, si posava una corona di gigli (simbolo di purezza), di grano (la fertilità), di rosmarino (la virilità maschile), di mirto (la lunga vita). chiamata “coniugalo” si adornava la sposa il giorno delle nozze.
Dotato di un qualcosa di magico: si racconta che, chiunque lo toccasse poteva essere folgorato da una nuova e duratura passione.
Le donne che prendevano parte alle celebrazioni in onore di Venere Mirtea ne avvolgevano le braccia, il capo e le caviglie, ritenendolo infatti un vigoroso afrodisiaco in grado di pungolare la bramosia e favorire gli incontri. Tra gli amanti c’era l’uso di cogliere rami di mirto durante il solstizio d’estate per stringere un patto di reciproca fedeltà.
Discoride (medico del I sec.) lo riteneva efficace contro molte malattie, i più ne evidenziavano le virtù aromatiche, considerandolo pregiato al pari delle essenze più preziose.
Nell’antichità questa pianta identificava la supremazia, poiché nel colonizzare i terreni scacciava ogni altra pianta.
Plinio invece ci ricorda che in occasioni eccezionali il mirto sostituiva l’alloro nelle corone offerte ai comandanti vittoriosi.
Piu’ tardi in epoca medievale dai fiori si ricava un profumo chiamato “acqua degli angeli” e si usava anche come inchiostro.
Il profumo di questa pianta risvegliava non solo l’eros ma anche la gola, e proprio in campo alimentare, prima dell’arrivo del pepe, le sue bacche erano molto diffuse come componente per realizzare salse o per esaltare i sapori della carne, come ci ricorda Apicio.
Con il mirto o mortella i Romani aromatizzavano un insaccato che veniva chiamato “myrtatum”, che con tutta probabilità era un antenato della nostra mortadella.
Attualmente è considerato un eccellente antisettico, balsamico, disinfettante (oli essenziali), mentre le sue virtù aromatiche esaltano le carni cotte alla brace e nella preparazione del liquore.
Del mirto si colgono in estate le foglie ben sviluppate, e in autunno-inverno le bacche, quando sono perfettamente scure.
Una curiosita’: In Inghilterra, è augurio di amore completo se inserito nel bouquet della sposa.


La ricetta

Ingredienti
1 litro di alcool a 90°
- 400 g di bacche di mirto
- 300 g di zucchero
- 500 ml di acqua

Esecuzione:
Mettete le bacche in infusione nell’alcool in un vaso ben chiuso e lasciatele per 40 giorni in un luogo buio.
Passato questo tempo preparate uno sciroppo con l’acqua e lo zucchero facendolo sciogliere a fuoco dolcissimo e lasciandolo poi raffreddare completamente a temperatura ambiente. Nel frattempo filtrate l’alcool e mettete le bacche in uno straccio bianco pulito. Strizzatele con molta forza il affinche’ riusciate ad estrarre tutto il succo e l’aroma delle bacche, unitelo all’alcool e poi mescolate il tutto allo sciroppo. Imbottigliate il liquore che può essere bevuto anche subito. È importante che lo sciroppo sia raffreddato a temperatura ambiente prima di unirlo all’alcool se si vuole ottenere un liquore ben limpido. Se invece è ancora tiepido il liquore assumera’ un aspetto torbido

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