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Seadas o sebada, o Sebadas

Il nome cambia, a seconda delle zone di provenienza. E' tra le specialità sarde più gustose e conosciute, oltre i confini dell'isola. Ma sentirne la pronuncia da un sardo che conserva il suo accento, nonostante il suo lavoro lo porti in giro per il mondo, è ancora più suggestivo, degustarle, insieme a lui, non so, perchè non mi è capitato ancora. Storia di un dolce tradizionale e di una amicizia nata in in rete :-)

Non vi dirò il suo nome, a meno che, non si voglia svelare ai miei amici naviganti, ma è da lui che ho sentito parlare di questa prelibatezza, ed in una maniera cosi’ sensuale, che mi sembrava quasi di assaparorla.

Vive a Torino da ben sei anni, e va fiero delle sue origini sarde, è uno dei nostri più grandi medici e ricercatori, si sacrifica per la scienza medica, ma è meglio che in questo contesto, non diciamo in cosa e’ specializzato, potrebbe risultare indigesto :-)

“piccole schiacciate di pasta e formaggio fresco passato al fuoco. Vengono fritte”

Grazia Deledda

SA SEADA in logudorese e in campidanese
SA SEBADA a Nuoro
SA SABADA a Sarule

Da séu, (in nuorese sébu), “sego”= sebum, per la lucentezza grassa.

Le seadas sono forse tra le specialità gastronomiche più popolari della sardegna e conosciute anche al di fuori di essa.
Vengono servite come dolce, sopratutto per il sapore dolciastro dato dallo zucchero o dal miele che ne ricoprono la sua sfoglia a base di pasta e formaggio.

In epoca passata, per il suo ripieno a base di formaggio veniva servita a tavola come secondo piatto. Costituiscono una vera e propria pietanza sia che vengano degustate alla del fine del convito, sia che rappresentino una vera e propria seconda portata, e, sono eccelse in tutte le loro variazioni, che traggono origine dalla zona da cui proviene la ricetta.
Si possono infatti, gustare aromatizzate all’arancia o al limone, e anche l’ingrediente essenziale, il formaggio contenuto all’interno di questo scrigno gustoso ed abbondante, può essere di vario tipo, ma la ricetta base richiede il pecorino sardo fresco con quattro o cinque giorni di stagionatura.
C’è chi le preferisce cosparse di zucchero e chi, invece, le ama con il miele sciolto sopra, è solo una questione di gusti!

corbezzolo

Generalmente nei ristoranti viene proposta la versione con il miele, consigliato è quello di arancia o corbezzolo, quest’ultimo è senza ombra di dubbio il più caratteristico della Sardegna, il suo distintivo profumo è di media intensità e ricorda quello delle foglie d’edera e dei fondi di caffè.
Ha un aroma persistente, mentre il sapore è dolce solo all’inizio della degustazione, dopodiché il retrogusto viene coperto dalla forte componente amara.

Ingredienti:
· 1 Kg di formaggio pecorino (o misto) fresco
· mezzo Kg di semola fina di grano duro
· 3 uova
· qualche cucchiaiata di strutto fresco
· la scorza grattugiata di due arance
· olio d’oliva
· un pizzico di sale
· il succo di un limone
· zucchero o miele sciolto a bagnomaria
sebadas


Esecuzione
:
Il formaggio dev’essere necessariamente fresco (4-5 giorni di stagionatura) e molto grasso: per renderlo ancora più morbido può essere immerso per circa 10 minuti in acqua bollente tolta dal fuoco. Va quindi strizzato e fatto sgocciolare.
Impastate la semola con le uova, il pizzico di sale sciolto in una cucchiaiata d’acqua e lo strutto.
Lavorate bene la pasta fino affinchè raggiunga una consistenza elastica e morbida: lasciatela quindi riposare.
Nel frattempo grattugiate il formaggio ed impastatelo con la scorza di limone ugualmente grattugiata.
A questo punto riprendete la pasta e cominciate a tirarla, così da ottenere una sfoglia sottile: ritagliatela dunque in tanti dischi, usando l’apposita rotella o semplicemente la forma di una tazza.
Distribuite su un disco una buona quantità dell’impasto precedentemente preparato e sovrapponete un altro disco di pasta, saldandone bene i bordi.
Per facilitare quest’operazione, e’ consigliabile inumidire leggermente gli orli da congiungere con albume d’uovo.
Procedete alla imbottitura e alla chiusura di tutti i dischi: le seadas sono pronte.
Friggetele quindi in abbondante olio d’oliva, ben caldo, per circa un minuto: devono risultare delicatamente dorate.
Servitele calde, dopo averle cosparse di zucchero o di un velo di miele liquefatto.

La ricetta delle seadas a cura di Marcoli’

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