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I Lupini

Chi di noi, non li ha mai mangiati, soprattutto durante le fiere, le feste di paese, dove fanno bella mostra nelle bancarelle, insieme a ceci e mais tostato, noccioline, arachidi, semi di zucca e tante sfiziosita' che sicuramente non sono il massimo per mantenere la linea:-)

lupini

“Sulla riva c’era soltanto padron ‘Ntoni, per quel carico di lupini che ci aveva in mare, colla Provvidenza e suo figlio Bastianazzo per giunta, e il figlio della Locca, il quale non aveva nulla da perdere lui, e in mare non ci aveva altro che suo fratello Menico, nella barca dei lupini. …” Giovanni Verga - I malavoglia

In tempi di carestia, i ragazzi erano soliti andare in giro con le tasche piene di lupini “sanati”, che piluccavano lasciando una scia di bucce.
Oggi, più che un alimento, li troviamo come passatempo alle sagre e alle fiere paesane, dove vengono venduti nelle bancarelle.
Il lupino è una leguminosa da granella nota e diffusa fin dalla più remota antichità nel Bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente per la sua notevole adattabilità agli ambienti più ingrati, acidi e magri dove ogni altra leguminosa fallisce, per il suo potere di migliorare la fertilità del terreno e per la sua capacità di produrre una granella ricchissima di proteine (fin oltre il 35%) anche se non priva di vari inconvenienti.
Infatti i semi di lupino contengono alcaloidi amari e/o velenosi che devono essere eliminati mediante prolungato lavaggio perché i semi possano essere adoperati nell’alimentazione umana o animale.
In Italia la coltura del lupino è crollata a seguito dello spopolamento delle aree svantaggiate nelle quali il lupino aveva trovato inserimento in ordinamenti colturali quanto mai poveri.
Le regioni italiane dove il lupino ha la maggior diffusione sono Calabria, Lazio, Puglia e Campania.

L’Università di Siviglia in collaborazione con il CSIC (Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Consiglio superiore d’indagine scientifica), diretta dal dottor Javier Vioque e prossimamente pubblicata da ” Food Chemistry” ha studiato a lungo questa leguminosa
Sono state esaminate 6 specie di lupini tipici dell’Andalusia, selvatiche od oggetto di coltivazione marginale: il lupino selvatico (”Lupinus angustifolius“), il lupino blu australiano o lupino delle sabbie (”Lupinus.cosentinii”), il lupino di Gredos (”Lupinus gredensis“), il lupino spagnolo (”Lupinus hispanicus“), il lupino irsuto (”Lupinus micranthus“), il lupino giallo (”Lupinus luteus”).
In particolare, sono stati osservati i parametri nutrizionali, la composizione chimica e la digeribilità.

Le analisi finali hanno evidenziato come i lupini siano ricchi di proteine vegetali: 23,8%-33,6% la stessa quantità dei legumi o di altri cereali.
I ricercatori iberici ritengono inoltre che tali frutti possano aiutare nel prevenire malattie come diabete e cancro al colon.

E’ recente anche la notizia che l’Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano, ha scoperto gli effetti ‘insulino-mimetici’ di una proteina vegetale presente in abbondanza nei semi gialli.
La ricerca e’ in corso e’ l’applicazione per un uso farmaceutico e’ ancora da approfondire.
La glicoproteina conglutina-gamma può “contribuire a migliorare il metabolismo del glucosio“.
Questa sostanza incrementa la concentrazione di proteine in grado di attivare il ‘trasportatore di glucosio del muscolo’ (GLUT-4) e di regolare il metabolismo energetico muscolare, ed in futuro per il suo contributo nella regolazione della crescita muscolare potrebbe avere anche prospettive di applicazione anche come integratore alimentare e sportivo.
L’Unione Europea ha finanziato un progetto di ricerca chiamato Healthy-Profood, poiche’ le proteine del lupino, sembrano poter prevenire le malattie cardiovascolari e, uno degli obiettivi principali della ricerca è lo studio delle proprietà nutraceutiche e nutrizionali del lupino.

Ricchi inoltre di sali minerali e vitamine e ancora oggi sono alla base della dieta quotidiana di alcune popolazioni asiatiche, africane e sudamericane.
Consumati soprattutto come snak o serviti come antipasto, contengono un alcaloide amarissimo e sgradevole che viene eliminato lavandoli piu volte in acqua, e, durante questi lavaggi vengono acidificati, in modo da raggiungere un Ph intorno a 4, in grado di inibire la crescita dei microrganismi dannosi, in fine vengono bolliti, la fase finale prevede la salatura dei lupini e il loro confezionamento, in atmosfera controllata o in salamoia.
Le confezioni in salamoia vengono poi sottoposte a sterilizzazione.

Ai tempi delle nostre nonne venivano messi in un sacco di iuta ed immersi nell’acqua di un fiume per qualche giorno prima di essere salati.
I marinai, invece, li mettevano direttamente a bagno nell’acqua di mare.

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