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Intervista Gastronomica a Maurizio Ponticello

Sono felice, di accontentare il pubblico femminile e di ospitare nella mia sezione di interviste gastronomiche, un bel napoletano, simpatico ed affascinante, mi direte hai già intervistato Maurizio de Giovanni e Maurizio De Angelis, c'è qualcuno più inebriante di loro due messi assieme? Ebbene si', c'e' un altro Maurizio, Maurizio Ponticello, vincitore del Premio Domenico Rea per il libro “I Misteri di Piedigrotta” (Controcorrente 2009). Devo dire che Maurizio si è sottoposto volentieri alla mia sfilza di domande, ma da un tipo simile mi sarei aspettata qualcosa di ben piu sensuale della torta di mars e riso soffiato...:-)

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Questo bel giovanotto che vedete in foto, con tanto di capello al vento, brizzolato ed il poco di barba incolta, si chiama Maurizio Ponticello, classe 1961, napoletano, imprenditore, scrittore e giornalista, e fin qui non raccontiamo nulla di nuovo, il resto delle notizie sul suo nutrito curriculum le ho raccolte dallo stesso scrittore ma il web è zeppo di notizie su di lui e su quello che ha fatto e continua a fare per cui ricordiamo semplicemente che:
- è stato il direttore del magazine di attualità e cultura Nike e del mensile di ecologia della mente Oikos;
- corrispondente freelance di prestigiose testate nazionali radiofoniche e televisive;
- redattore di Napoli Oggi e Il Giornale di Napoli;
- cronista de Il Mattino;
- Imago è un prestigioso premio di grafica ed illustrazione che nasce da una sua idea ed è da più di dieci anni che si svolge annualmente in collaborazione con Napoli Comicon, della cui associazione è Presidente.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:
- “Napoli, la città velata. Luoghi e simboli dei Misteri, degli dèi, dei miti, dei riti, delle feste” (Controcorrente, 2007), definito dalla stampa ‘l’altra faccia di Gomorra’;

- il saggio introduttivo al volume “Questi fantasmi…” (Boopen Led, 2009), raccolta di 17 racconti di altrettanti scrittori napoletani;
- “I Misteri di Piedigrotta. Dai culti segreti alla Festa: il Codice Dioniso, il simbolismo, Tradizione, Storia ed altre storie napoletane nel labirinto” (Controcorrente, 2009, pref. di Gianfranco De Turris). Ha ricevuto la Menzione Speciale al Premio Masaniello 2009 e il Premio Domenico Rea 2010.

Nel 2010, tra l’altro, segue il progetto editoriale di Maurizio Boni (“Ci sentiamo in questi giorni” – Boopen Led), per il quale scrive la prefazione.
È socio di Napolinoir e, insieme alla scrittrice Diana Lama, è promotore del Premio letterario ParoleinGiallo, concorso di scrittura creativa del quale è appena uscita la prima antologia di racconti: “Delitti peccaminosi” (Boopen Led, ottobre 2010).

E veniamo invece a qualcosa di nuovo, di esclusivo di succulento, e, che sicuramente non troverete ne’ su altri siti web, ne sul cartaceo, poiche’ posso affermare gongolando di soddisfazione che Maurizio, gastronomicamente….mi si e’ concesso…wuao…e adesso non potete fare, altro che leggermi ed invidiarmi :-)

Angie: - Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Maurizio: - Spesso è il lavoro che condiziona la mia alimentazione, mai il contrario. Quando mi calo nelle pagine che sto scrivendo, spesso le dita non vogliono staccarsi dalla tastiera e fanno abbondantemente slittare l’ora del pranzo o della cena. Capita sempre così, dopo che ho inseguito l’ispirazione – e finalmente l’ho trovata –, lo stomaco inizia a mugugnare, cerca di distrarmi reclamando attenzione e io fatico a metterlo a tacere. Forse è perché il cibo che mi aspetta non è mai seducente: vivo solo da molti anni e mi nutro principalmente di piatti congelati. Allora sgranocchio un tarallo al pepe o un dolce, per sopravvivere ai morsi della fame e assimilare rapidamente gli zuccheri che riverso in parole.

Angie: - Hai mai pensato a scrivere un romanzo con delle puntatine gastronomiche? Ovviamente non un ricettario.
Maurizio: - Certo, e l’ho anche fatto. Si tratta di un thriller che ho chiuso nel cassetto e che tirerò fuori solo quando lo riterrò opportuno. Il cibo è seduzione, ma può essere anche arma di un delitto, oppure oggetto di un rito comunitario, di un convivio. La gastronomia è un’arte nella quale riversiamo le nostre mancanze, le nostre debolezze e, a volte, è un sostegno appagante. Insomma, mangiare è vivere, anche se vivere non è mangiare.

Angie: - Le tue esperienze lavorative?
Maurizio: - Ho lavorato come giornalista per vent’anni fin quando, assalito dalla censura interna che continuava a tagliarmi i ‘pezzi’, ho appeso la penna al chiodo per protesta e mi sono messo a imprendere. Ora ho una piccola attività con la quale cerco sbocchi all’estero: sarebbe un’ottima scusa per girare il mondo, una delle mie passioni. Ma non ho mai smesso di scrivere: scrivo e scrivo, in autonomia e libero da vincoli. Di tutto, e senza mai fermarmi, per sperimentare stili, linguaggi… e anche per fare autoanalisi. Scrivere, infatti, è una esperienza onanistica particolare in quanto spesso si compone narcisisticamente per se stessi, nella speranza però che il mondo poi ti legga. Cioè, a conti fatti, è puro esibizionismo per voyeur.

Angie: - Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Maurizio: - No, ho alcuni punti di riferimento disseminati in città che però tradisco puntualmente in cerca del nuovo. Amo sperimentare, anche se in sostanza navigo tra l’autentica cucina meridionale e quella giapponese. Quando esco da un ristorante popolare e napoletano, tuttavia, ho solo necessità di stendermi supino in attesa che giunga il giorno dopo, o una bella donna a sventolarmi con piume di struzzo per tirarmi su; quando, invece, ho mangiato sushi, sono pronto a correre e a fiondarmi in una trattoria nostrana. Non riesco a uscire fuori da questo circolo vizioso del gusto.

Angie: - Sei mai stato a dieta?
Maurizio: - Sì. Purtroppo. Fino a un certo punto della mia vita ho potuto mangiare impunemente qualsiasi cosa in quantità industriale. Poi, improvvisamente, nel giro di pochi mesi ho messo su dieci chili, e smaltirli è stato micidiale. Ora mangio poco, ma la mia alimentazione è scorretta e, ogni cosa faccia o mangi, accumulo sui fianchi anche un chicco di riso. La dieta è sofferenza, un modo per castrarsi pubblicamente o per chiudersi in un convento a pane e acqua.

Angie: - Meglio carne o pesce?
Maurizio: - Per tenersi leggeri, senza dubbio pesce. Ma il gusto di una buona ‘fiorentina’ al sangue, a mio avviso, è insuperabile. Il problema è trovarla dalle nostre parti… In generale, però, la questione è un’altra: ormai da tempo è tutto frutto di allevamenti intensivi, il cibo non ha più sapore e a livello nutrizionale apporta ai nostri organismi bombe ormonali a orologeria che scoppiano apparentemente senza preavviso. Oggi come oggi, tra pesce e mucca pazza, non saprei scegliere di che morte morire.

Angie: - Se fossi un dolce, quale saresti?
Maurizio: - Amerei essere un bignè o una codina d’aragosta piena di panna, ma sono sicuro di essere un torrone natalizio, uno di quelli che, prima di trovare del tenero, bisogna rompersi denti e mandibola.

Angie: - Vino?
Maurizio: - Il vino è divino: come fare a meno del sangue della terra? Un buon bicchiere riempie la tavola, accompagna le conversazioni e le notti a lume di candela. Rosso e corposo d’inverno e bianco e leggero d’estate: è una regola, anche se non rigida.

Angie: - Il tuo punto debole
Maurizio: - Dietro la spalla, come Sigfrido della saga dei Nibelunghi. Ma non lo dire in giro, ho molti nemici.

Angie: - Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Maurizio: - Nel frigorifero: latte, per quando vengono i miei figli, e birra, per quando sono solo. Nella cambusa ho sempre una riserva di buon rhum e qualche salsetta pronta da cucinare al momento spacciandola, con qualche trucco, per mia.

Angie: - Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Maurizio: - Quello che sporca meno.

Angie: - E quello che ti piace mangiare?
Maurizio: - La pasta al forno di mammà: è insuperabile. Tante donne, per prendermi per la gola, hanno cercato di mettersi a livello e di sfidare, inutilmente, la sorte.

Angie: - Come ti definiresti a tavola?
Maurizio: - Un curioso e un raffinato buongustaio. Mangio tutto, eppure sono in grado di separare e giudicare i sapori. In particolare prediligo la cucina tradizionale e i piatti più strani. Specialmente quando sono all’estero, mi lascio andare – a volte chiudendo gli occhi – a esperienze straordinarie e talvolta irripetibili. Ho provato carne di scimmia, squalo, coccodrillo, cavallette fritte, spiedini di serpente… Però, detta così, non so se sia una risposta corretta: quando ho mangiato questi piatti ‘esotici’, infatti, non ero mai seduto a tavola… La accetti?

Be’, la mia domanda era in un senso, come dire, ad “ampio” del termine e, non necessariamente “alla lettera”, per cui ammiro una persona che si sottopone a codeste esperienze…”extra-sensoriali”…:-), e sicuramente molto di più del dolce di riso soffiato e mars…:-)

Angie: - Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Maurizio: - Dolci. Affogherei nei dolci, di qualsiasi natura, probabilmente per compensazione. Detesto, invece, la zuppa di cipolle e i cetrioli. Per quanto riguarda questi ultimi, li aborrisco a causa di un trauma infantile: in Inghilterra me li propinavano anche a colazione. Una vera cattiveria! Ma, come fanno? Sarà mica per questo che la chiamano la perfida Albione?

Angie: - La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Maurizio: - È l’odore della cucina in genere, il suo essere sempre straordinariamente diverso e legato al territorio, che mi piace. Una elaborazione culinaria è una magia alchemica di elementi ed esala sempre profumi differenti: è vero che non ci si può immergere nelle stesse acque, così come non si può mangiare lo stesso identico piatto, a meno che non sia un prodotto industriale, un omogeneizzato omologato. Per questo la buona cucina è necessariamente no-global.

Angie: - Non puoi vivere senza…
Maurizio: - Cioccolata. È lì la mia vera debolezza. Amara, pralinata, spalmata o nuda… Sì, meglio nuda, è più stuzzicante. E poi, contiene la serotonina, il cosiddetto ‘ormone del buon umore’ che tira su.

Angie: - Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Maurizio: - Né l’uno né l’altro: è l’atmosfera che si crea con gli sguardi, sono i gesti e le parole che seducono una donna. Può anche capitare di mangiare una pessima cena in un pessimo locale ma, se si riesce a creare un clima spumeggiante, non c’è pessimo piatto che tenga… Una donna, invece, che si faccia conquistare da un uomo che prepara manicaretti, mi lascia perplesso: è quasi come se la sfida – perché l’amore e la fascinazione sono sempre una competizione a due – si tenesse sullo stesso terreno dell’una o dell’altro. Che cosa direbbe una donna al suo amante cuoco, che ha un piatto nella manica? Suvvia… Penso che un uomo e una donna debbano incontrarsi per complementarsi, non affrontarsi: la contesa deve spostarsi su altri piani e altri piatti.

Angie: - Una tua ricetta per i miei lettori
Maurizio: - Preparate 9 bacchette di Mars, una scatola di riso soffiato senza zuccheri e 3 cucchiai di miele. Prima si sciolgono i Mars con il miele a bagnomaria in un pentolino, poi si deve unire all’impasto il riso soffiato e amalgamare bene. Infine: versate in uno stampo e lasciate raffreddare. Provare per credere: i miei figli sono impazziti per anni, e io con loro (più che altro per ripulire la pentola…).

Angie: - L’ultimo libro che hai letto? Ed il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Maurizio: - Non amo la letteratura fast-food. Ho appena riletto “Le manifestazioni del karma” di Rudolf Steiner, un libro straordinario da digerire lentamente. Per quanto riguarda la musica, da più di un decennio mi perseguita “Maria Maria” di Carlos Santana e, ogni volta che la sento, mi fa muovere le gambe e gorgogliare i succhi gastrici…

Angie: - Hobby?
Maurizio: - Tango. Sì, sorpresa? Dopo la salsa – che è una specie di ribollita mista adatta ad ambienti sociali – mi sono dato al Tango, che è più intimo (come un’ostrica solitaria da mangiare in due) e da ballare accanto al fuoco schioppettate di un camino.

Angie: - Qual è il tuo sogno più grande?
Maurizio: - Diventare uno scrittore amato e odiato da tutti. La qual cosa significa avere successo, ma pur sempre essere additato come un personaggio scomodo. Detesto gli scrittori invertebrati che, per salire in classifica, assecondano e cambiano se stessi pur di ottenere fans e lettori. Non bisogna confondere il marketing con le ‘marchette’.

Angie: - Cosa ti dicono più spesso?
Maurizio: - Che sono terribile. Ma solo perché chi lo dice mi conosce poco: sono un gradino più su. Oppure più giù? A seconda da che parte vuoi vedere la scala.

Angie: - Ti fidanzeresti con una cuoca?
Maurizio: - Sì, perché no? Ovviamente, intendi una brava cuoca, una così capace di amalgamare i sapori da non farmi desiderare di andare a cena altrove, o di guardare nei piatti degli altri… Sì. Suppongo che una mastra cuciniera possa essere artista in tante altre cose.

Angie
: - Un piatto della tua infanzia
Maurizio: - Sono vari, ma ne scelgo uno solo: il latte condensato mescolato alla nutella, una bomba calorica. Forse è per questo che ancora oggi mi dicono che sono un tipo esplosivo.

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