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X-Men Deluxe 158

Ecco una nuova recensione di Shelidon, questa volta di X-Men Deluxe 158!

Domande difficili (Hard Questions, da World War Hulk: X-men #1 dell’agosto 2007). Altro che domande difficili: domande cui non è possibile dare risposte sensate. E queste domande non iniziano con “come”, ma con “perché”. Perché ho desistito dal mio assennato proposito di saltare questa storia, innanzitutto. O perché io non abbia deciso addirittura di non comprare l’albo (ah, brutta bestia il collezionismo). O ancora perché diavolo ne stia parlando, dato che questa storia non meriterebbe nemmeno una mezza parola. Di che cosa parla? Ah, è semplice: Hulk è forte, Hulk è grande, Hulk picchia tutti e lo fa in mutande. Il residuato post-bellico del 1962 arriva alla X-mansion carico di buoni propositi ed ottime intenzioni: gli Illuminati l’hanno giudicato un cane rabbioso pericoloso per l’umanità e quindi degno di essere spedito nello spazio dove, per dirla con le parole del mio compagno di merende Amnesiac, «poteva restare seriamente offeso». Ma l’opinione degli Illuminati è una volgare calunnia, altro che. Hulk è verde, Hulk è brutto, Hulk ritorna e spacca tutto. Ma proprio tutto, anche chi non c’entra niente perché, com’è noto, Hulk è proprio una brava persona e non fa mai del male a nessuno. Gli X-men reagiscono perfettamente in linea con il cross-over, offrendo alla grande oliva non solo un pretesto per pestarli, ma anche - è fuori campo, ma secondo me lo fanno - una fetta di culo. Hulk arriva cercando Xavier, che com’è noto non c’entra un accidente. Usciamo a spiegare che «Xavier non c’entra un accidente»? Ma no, quando mai. Impieghiamo almeno trentacinque minuti a mettere in salvo gli studenti mentre Xavier se ne sta nascosto e Hank lancia i new X-men contro il bestione. Indovinate? Le prendono, e si devono sorbire anche Hulk che piagnucola «nessuno mi farà più sentire debole». Sempre e rigorosamente con la voce del signor Rezzonico. Infine ritornano gli X-men adulti e solo allora, come se loro fossero gli unici di cui gli importa qualcosa, Xavier si mostra. E - indovinate? - non riesce a penetrare la notoriamente brillante mente di Hulk con la sua telepatia: ciò che ottiene è una specie di grande noosfera verde attraverso cui tutti vedono le peripezie del Grande Ranocchio nell’orrido Planet Hulk. Ed è così che Xavier dice “ma no, io non c’ero!” E Hulk? Hulk gli crede. Solo per fargli la fatidica domanda. Ovvero “Come avresti votato?”. Beh, dato l’equilibrio psichico ed emozionale di cui hai appena dato prova, caro, secondo te come avrebbe votato? Su, siamo seri. L’unica cosa che merita una menzione positiva sono i disegni di Andrea di Vito, anche se il poveretto è costretto a disegnare cose come Hulk che sbatte le mani per assordare Satiro e fargli perdere il controllo della telepatia. Era dai tempi del Magneto nazista che non si vedevano boiate simili.Alla ricerca di Magik #1 (The Quest for Magik #1, da New X-men #38 del luglio 2007). Probabile che la lettura di World War Hulk mi abbia incattivita, non dico di no, ma anche questa storia mi ha lasciata decisamente perplessa. Non tanto la storia, che procede in modo abbastanza lineare con Belasco che scatena l’inferno (…che battutone, eh?) per ritrovare la propria allieva Magik. Certo, è un po’ irritante vedere la storia ricominciare da un passo indietro e ripetere nuovamente la presentazione dei personaggi. Ma questo potrebbe anche andare. Il vero problema di questa storia sono i disegni di Skottie Young, e parlo di problema nel senso più elementare che si può attribuire a dei disegni. Non si capisce che cosa stia succedendo e a chi. Chi è chi nella tavola con i personaggi incatenati? Mistero. Quelli nel raggio verde dietro a Belasco sono gli X-men? Ho dovuto leggere il forum per rendermene conto. Quando sono stati catturati? Sa il cielo. Quelli sullo sperone sono ragazzi diversi da quelli prigionieri? Evidente per deduzione, ma se ci si dovesse affidare ai disegni… l’unica cosa decente è l’orsacchiotto rosa, rendiamoci conto.Cellula-X #3 (X-Cell #3, da X-Factor #19 del luglio 2007). E per fortuna c’è Peter David a rimettermi di buon umore. Il buon PAD continua a veleggiare sui suoi livelli e a raccontarci una storia sempre più strettamente legata a Son of M e al personaggio di Pietro. I personaggi sono sempre ottimi, anche se ammetto che non conoscevo tutti i personaggi portati in scena (e se aspetto le note di chiusura per chiarirmi le idee, aspetto davvero a lungo). Sono curiosa di vedere cosa accadrà a Rictor e come continuerà Quicksilver ad impedire che X-Factor riveli a tutti che la responsabilità della Decimazione è sulle sue spalle. Una sola razione di X-Factor è sempre troppo poca. Unica pecca, i disegni di Khoi Pham che ho trovato decisamente indigesti e a dir poco confusi nello storytelling.I nuovi Exiles #2 (The New Exiles #2, da Exiles #86 del novembre 2006). Rallegrata da Peter David o forse nell’inconscio disperato tentativo di non far sembrare buttati i 3.80 € dell’albo, sono riuscita a godermi persino Exiles e, dopo averne letto la conclusione, mi sento anch’io di sposare la teoria secondo la quale tutti questi Wolverine erano una presa in giro dell’onnipresenza del personaggio sulle testate. Già, perché il tono della storia è interamente dissacratorio, a cominciare da Elsie-dee che scappa su consiglio di Albert e rimane bloccata dal lapalissiano fatto che lei e Albert sono attaccati insieme da dei cavi (”classico”, commenta la testa zombie che porta tra le mani), per passare alla dissertazione di Fratello Mutante sul suo nome (”All’inizio pensavo Wolverito ma sembrava il nome di un piatto messicano, e Magnerine sembrava qualcosa che si spalma sul pane”), fino all’insegna del locale in cui arrivano gli Exiles (”House of mmmm”, sotto una gigantesca testa di alce). E nonostante tutte queste boiate l’episodio riesce addirittura ad avere la sua trama, con Elsie-dee che si immola e il neonato Wolverine, il più debole, che alla fine è quello destinato a finire il lavoro. Magari sto invecchiando, ma a me questa storia non è dispiaciuta. Un divertissment sicuramente meno pretenzioso di altre cose che ci stanno propinando come importanti cross-over.

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