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X-Men #219

Ecco la recensione di Shelidon di X-Men #219

Con un po’ di ritardo.

Messiah Complex #1 e #2 (Messiah Complex #1 e #2, da X-men: Messiah Complex #1 del dicembre 2007). Inizia col botto il cross-over mutante della stagione, agganciandosi direttamente a Endangered Species e ad una per troppo tempo dimenticata House of M. Brubaker, che avevamo trovato un po’ stanco e svogliato nel suo precedente story-arc, sembra essere di nuovo in forma e ci catapulta diretti nell’azione ricorrendo poi al flash-back per spiegare che cosa stia succedendo.
E che cosa sta succedendo?

Semplice.

La ricerca di Hank descritta da Carey non ha portato alcun frutto e il prode scienziato si è trovato a dover ammettere il fallimento. Eppure Xavier, nella stanza di Cerebra, viene letteralmente travolto dalla scoperta che a Cooperstown, in Alaska, un nuovo mutante ha visto la luce. Si tratta di un errore? Di un semplice colpo di coda della natura? Oppure è la nascita di una nuova speranza per la sopravvivenza dei mutanti? Quando gli X-men giungono in città per scoprirlo, è troppo tardi: la cittadina è stata data alle fiamme e tutti i bambini sono stati uccisi. Leggendo la mente di una sopravvissuta, gli X-men assistono allo scontro tra Marauders e Purificatori, l’esercito di fanatici religiosi seguaci del reverendo Stryker mostrati recentemente su X-men. Chi abbia ora il bambino rimane in dubbio, ma dal lato degli X-men è partita l’offensiva (nonché il crossover con X-Factor): Rictor si infiltrerà tra i Purificatori, mentre Madrox e Layla andranno da Forge, mentre Wolverine va a fare due chiacchiere con alcuni Marauder.
Ovvi agganci biblici a parte, dal titolo alla Strage degli Innocenti, da un racconto del genere mi sarei aspettata quache riferimento in più. In ogni caso, rimane abbastanza promettente per essere l’evento editoriale più importante della stagione sul fronte mutante. Nonché, come giustamente ricorda LucaS nelle note, il primo crossover che riguarda solo i mutanti dopo molto molto tempo. Staremo a vedere.

Quanto ai disegni, Marc Silvestri continua a non essere il mio disegnatore preferito.

Il piccolo gigante dei ghiacci (The Littlest Frost Giant, da X-men First Class #5 del marzo 2007). Ce ne eravamo liberati ma è tornata. Disegni fastidiosissimi, tono odioso e la storia potrebbe non essere male, con altri personaggi e con diverse premesse. Ma così rimane una cosa immonda.Chiude l’albo un’interessante intervista a Mike Carey. Personalmente plaudo all’iniziativa: sarebbe bello leggere più approfondimenti di questo tipo e meno storie insulse come Franklin Richards o First Class.

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